Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove
prendono l’odore. L’odore dell’affermazione e della vittoria. Io so
cosa trasuda il profitto. Io so. E La verità della parola non fa
prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve
trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa,
guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non
ritrattano. Nessuno si pente. Io so e ho le prove. Io so dove le pagine
dei manuali d’economia si dileguano mutando i loro frattali in materia,
cose, ferro, tempo e contratti. Io so. E lo sanno le
mie prove. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in
buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in
inaccessibili paesini di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati
dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali,
riprese con le iridi, raccontate con la parole e temprate con le
emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo,
e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra:
“è falso” all’orecchio di ascolta le cantilene a rima baciata dei
meccanismi di potere. La verità è parziale, infondo se fosse riducibile
a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi
racconto. Di queste verità.