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E non c'è niente da capireLe stelle sono tante, milioni di milioni ce la sta facendoEssere stanchi a che serve? Si insomma ci sarà qualcosa di utile nei nostri sentimenti. No perché io di utile non ci trovo niente. Né ho la forza di trarre io qualcosa. In poco tempo (relativamente) sono diventata quello che non sono. Dovrebbe importarmi? No non importa. Bisogna cominciare ad accontentarsi del sole che ci abbronza la pelle anche se ci costa stomachevoli saune su una sabbia bollente ai piedi di un mare fangoso. Le cose belle della vita, no? Davvero devi viverla giorno per giorno e non pensare a null’altro. Davvero bisogna svuotare il cervello delle cose che fino ad ora l’hanno riempito e lasciarlo così: vuoto. Credevi in qualcosa? Non crederci più. Volevi qualcosa? Rinunciaci, o fai carte false per averlo calpestando tutto e tutti. Donne uomini tutti coi nostri difetti, tutti a crederci superiori di qualcuno. Me compresa. Per un libro, per una storia, per una laurea, per l’età, per quello che ci dicono e per quello che facciamo. Tutti siamo sempre migliori di tutti. Immobili su quel piedistallo dell’intelligenza e della bontà da cui nessuno può scollarci. Immobili come forme d’arte. Eppure ci siamo piazzati noi lì. E se qualcuno ci fa qualche bella foto ci mettiamo in posa: sorridiamo, piangiamo, diciamo la nostra, puntiamo il dito, perdoniamo.. il pulpito da cui predichiamo. Il vove dice al ciuccio: “cornuto”. E via discorrendo come diceva quella signora che mi faceva da maestra. Tutto quello che volevo dire non l’ho detto. Il piedistallo non lo mollo. E allora cosa cambia nella mia vita? Io. Mi sto perdendo, mi sto sciogliendo, mi sto dileguando. Volevo parlare di un abbraccio. Una abbraccio di quelli che solo la tipa dei fantastici 4 potrebbe fare. Oppure Olivia. Sono su questa terra per non dispiacere le persone che mi amano. Si tratta di un amore a prescindere, l’amore per un ruolo, a prescindere. Sono nata con quell’amore addosso. E appena nata l’ho contraccambiato. Un amore strano eppure di quelli che più forti non ce n’è. Un amore che odio perché mi costringe qui. E allora vorrei che la mia vita fosse solo un enorme eterno abbraccio per quelle figure. Vorrei vivere così, eternamente abbracciata. E non c’è casa, cosa, persona, lavoro, sole, mare, luna, cibo che possa staccarmi da quest’abbraccio. Però non è così che funziona. E il resto finisce per farti piangere, per farti stare bene per “sembrare” più importante. Questo tempo che passa e non si ferma mai, eppure il mio orologio sembra avere e lancette ferme nel nulla più assoluto. Nel vuoto. Tutto vuoto. NESSUNA RAZZA - CaparezzaIo sono spazzatura che spazza razza pura non provo più paura colleziono punti di sutura sul mio carnet di carne lucido le mie cornee metto a fuoco in modo tale che neanche la forestale può far nulla ho un obiettivo che trastulla i miei sensi di colpa e sto più sotto di una talpa non gioco a fare il santo ribelle entra nel mio vivaio e troverai soltanto nervi a fior di pelle nelle cinecittà dell'arte grandi fratelli chiusi in un antro sono pronti a uno scontro che persino Raf avrebbe perso il self control basta una gaffe a mandare a fanculo anche il più pronto ne ho piene le palle piuttosto non esco nel gregge rimango soltanto se faccio il pastore tedesco (kaputt arresto) detesto il processo di omologazione di musica e testo Io salto come un popcorn su questa terra che brucia su questa eterna sfiducia Nessuna razza io non sostengo nessuna razza vostra altezza zero sassi contro i lapidati nella piazza sul labbro soltanto un pò d'amarezza per chi mi ha giudicato con asprezza nessuna razza ma un posto a sedere in una carrozza che schizza fango nei sentieri di un bosco che terrorizza chi è fuori dal branco conosce con fermezza ogni insicurezza Nessuna razza io non sostengo nessuna razza vostra altezza zero sassi contro i lapidati nella piazza sul labbro soltanto un pò di amarezza per chi mi ha giudicato con asprezza nessuna razza ma un posto a sedere in una carrozza che schizza fango nei sentieri di un bosco che terrorizza chi è fuori dal branco conosce con fermezza l'ebbrezza di una capa quando è rezza Razze superbe nessuno che si accoscia rozzi che sparano razzi da una katiuscia li lasci e raddoppiano si fanno e s'accoppano strano fenomeno loro si gonfiano ma i tuoi nervi scoppiano sappiano che hanno tante voci ma un suono unìsono per ogni dotto che sfornano io rimango pisolo e mi isolo stono nel coro e volteggio sui miei testicoli non sulle palle di un toro spiazzo colui che con discorsi bui fa il duro suppone verità che in quanto supposte se le metta nel culo la situazione è delirante è come la naia dove chi più aveva potere più era ignorante troppe cose sullo stomaco mi viene il vomito mi scopro cinico mi cambio d'abito ma non mi pettino perchè mi piaccio scapigliato come Boito non voglio essere interrotto Cosa ti aspetti da me a capo di un movimento non sarei mica contento Nessuna razza io non sostengo nessuna razza vostra altezza zero sassi contro i lapidati nella piazza sul labbro soltanto un pò d'amarezza per chi mi ha giudicato con asprezza nessuna razza ma un posto a sedere in una carrozza che schizza fango nei sentieri di un bosco che terrorizza chi è fuori dal branco conosce con fermezza ogni insicurezza Nessuna razza io non sostengo nessuna razza vostra altezza zero sassi contro i lapidati nella piazza sul labbro soltanto un pò d'amarezza per chi mi ha giudicato con asprezza nessuna razza ma un posto a sedere in una carrozza che schizza fango nei sentieri di un bosco che terrorizza chi è fuori dal branco conosce con fermezza l'ebbrezza di una capa quando è rezza Sospirando.Citazione dal BloG di AbbiLLaZ
Un uomo senza patria - Kurt Vonnegut« Le comunità virtuali non costruiscono nulla. Non ti resta niente in mano. Gli uomini sono animali fatti per danzare. Quant'è bello alzarsi, uscire di casa e fare qualcosa. Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare. Non date retta a chi dice altrimenti. »
"L'ultima cosa al mondo che avrei mai desiderato è essere ancora ancora in vita nel momento in cui le tre persone più potenti del pianeta si chiamano Bush, Dick e Colon*." * George Bush, bush=fica; Dick Cheney, dick=cazzo; Colin Powell, colon=colon. La cosa assurda i questo libro, è la prima pagina del primo capito. Insomma il suo inzio. Ho già fatto notare a qualcuno, che comunque non mi conosce da quando ero piccola, che quella pagina avrei potuto scriverla io. Insomma sono io, ero io. Per questo ve la riporto:Da bambino ero il membro più giovane della mia famiglia, e il figlio più piccolo è sempre quello che fa il buffone, perché solo grazie alle buffonate riesce a inserirsi nei discorsi dei grandi. Mia sorella aveva cinque anni più di me, mio fratello nove, e i miei genitori erano dotati entrambi di una bella parlantina. Perciò, quando ero molto piccolo e cenavamo insieme, a tutte queste persone io risultavo noioso. Non volevano sentirsi raccontare le sciocche novità infantili delle mie giornate. Volevano parlare delle cose veramente importanti che gli erano successe al liceo, o magari all’università o al lavoro. E allora l’unico modo che avevo per entrare nel discorso era dire qualcosa che li facesse ridere. Mi sa che le prime volte devo averlo fatto per caso: per caso devo essermene uscito con un gioco di parole che li ha lasciati a bocca aperta, o qualcosa del genere. E poi ho scoperto che le battute erano un ottimo mezzo per infilarsi in una conversazione fra adulti.
Di bene in peggio - PAUL WATZLAWICKHo avanzato nel sangue a un punto tale che, anche se non procedessi, il tornare indietro sarebbe penoso quanto l'andare avanti.
[…] nella logica formale inizialmente si postulava che ogni affermazione poteva essere vera o falsa, e che non esisteva una terza soluzione. Ma poi venne quell'enfat terrible, quel classico bugiardo che disse "Io mento." Se davvero mentiva allora diceva la verità, e quindi mentiva quando diceva "Io mento". […]
[…] un mio professore aveva paragonato l’essere umano di sesso maschile a un ellisse, per la sua nota proprietà di avere due fuochi: il primo lo definiva Logos, intendendo con ciò non solo il fattore spirituale, ma anche la realtà oggettiva, il lavoro, eventualmente la scienza, in ogni caso ciò che esiste concretamente, l’objectum. Il secondo fuoco della natura ellittica dell’uomo era invece l’Eros, il rapporto con l’altro soggetto, con il soggetto umano. In ogni momento l’uomo può collocarsi in uno solo di questi due fuochi, il che non rappresenta per lui un particolare problema: a seconda delle esigenze si sposta indifferentemente da un punto all’altro. La donna invece era paragonata a un cerchio: il cerchio può essere considerato un tipo particolare di ellisse nel quale i fuochi coincidono. La donna può quindi con facilità collocarsi contemporaneamente nel logos e nell’eros. Il problema è però che né l’uomo né la donna hanno la minima traccia per supporre che il partner possa essere strutturato diversamente, e possa quindi agire e reagire in maniera diversa. Ed è proprio quello che il partner spesso fa.
DONNA: Mi sa che questa torta non riesce; l’impasto non lievita. UOMO: Forse non hai messo abbastanza lievito : hai controllato la ricetta? DONNA: Rieccoci … UOMO: Rieccoci cosa? DONNA: Al lievito. UOMO: Che centra il lievito? DONNA: Hai capito benissimo. Sai che mi dà ai nervi, eppure lo fai sempre. UOMO: Maledizione, si può sapere di cosa stai parlando? Dici che la torta non lievita; io dico che l’unica causa ragionevole potrebbe essere la mancanza di lievito e improvvisamente il lievito non c’entra più e la colpa è del mio carattere … DONNA: Certo, t’importa più del lievito che di me. Lo so anch’io che potrebbe essere il lievito; quello che tu non vedi è il fatto che con la torta volevo farti contento. UOMO: Non lo metto in dubbio, e mi fa piacere. Infatti mi riferivo solo al lievito e non a te. DONNA: Non so come facciate voi uomini a tenere le cose così ben separate; è spaventoso! UOMO: No, il problema è invece di come per voi donne il lievito possa diventare il termometro dell’amore! […] […] della differenza tra i termini “comprendere” e “concordare”. L’inconsapevole confusione dei due termini è causa di meravigliosi litigi, poiché non si accetta che sia possibile comprendere appieno il punto di vista dell’altro senza tuttavia essere della medesima opinione, senza, necessariamente concordare. […] […] Talvolta si sostiene addirittura che donne e uomini parlino lingue dverse. E' forse più corrispondente al vero dire che li divide una lingua comune, secondo l'elegante espressione di O. Wilde riferita agli inglesi e agli americani. […]
DI BENE IN PEGGIO - PAUL WATZLAWICK
F.
E domenica sono andata a casa di F.. Lui è uno dei pazzi che lavora nell’hotel dove sono io (si, ho un appartamento, ma fa parte dell’hotel). Io me li ricordavo tutti ‘sti matti anche se in questo albergo ci sono venuta quasi 2 anni fa e solo per 4 notti. Bhe F. è il mio preferito, perché mi fa ridere, mi tratta come l’ultimo degli ospiti di un hotel a ½ stella.. e poi adoro vederlo impazzire con gli spagnoli che non danno tregua! Casa sua ha delle cose davvero carine e alcune davvero.. ecco per esempio: la lampada che ha rivestito con lo zebrato è bella ma.. le piume di struzzo per forza doveva mettercele??? Per non parlare dei termosifoni. No a parte gli scherzi è proprio carina, se pensi che ha fatto tutto lui. E poi il suo secondo lavoro, i sui studi, le sue passioni, il mirto della mamma, quel libro tutto ammuffito che sta riprendendo vita, il suo racconto ascoltato dalla sua voce mentre con gli occhi chiusi immaginavo tutto, il giochino di scriverci anziché parlarci. Le esperienze che ci siamo raccontati a vicenda, gli amori, i tormenti. Certo che faccio fatica a ricordare che è sardo: L’ha perso proprio tutto l’accento. E sarei la prima barese che non gli sta sui ciglioni da 7 anni a questa parte.. ci credo: ha lavorato per Ferri!!
amore da dimenticare per diventare libera, cambiare, e per non cadere piu', cambiare!Citazione dal BloG di SteF
Il pianeta delle isole rapite"Il pianeta delle isole rapite è il carcere, le isole i carcerati. Questo libro racconta le storie, raccolte in carcere, di chi è lì per scontare la sua colpa con il mondo e con gli uomini. Nomi e volti racchiudono drammi veri, sogni spezzati non dalle sbarre ma da destini inquieti, a volte scontati nell'esito, nell'approdo nelle aule dei tribunali. La poesia che caratterizza lo stile di chi scrive, rende questi uomini duri capaci di lacrime e di emozioni, di attese e di un profondo bisogno di umanità."
Dopo dieci anni dalla sua pubblicazione, ho finalmente letto questo libro di racconti, più che letto DIVORATO. Non lo dico per partito preso, no no, in fondo potrei starmi zitta e basta. Ma questo tipo di scrittura è proprio di quelle che piacciono a me, di quelle che ti permettono di non perdere nessun particolare senza il bisogno di tornare indietro su una frase o un paragrafo, di quelle che ti fanno girare le pagine velocemente e ti fanno entrare nel racconto. I racconti poi, sono uno scuotimento di emozioni: scoppi di risata, sorrisi bonari, rabbia e, in conclusione, pianto. Sembrerà esagerato che un libricino così possa vermi fatto provare tutto questo ma è la realta. Io mi sono pure sentita in colpa per il mio scoppio di risa improvvise alla fine di un racconto, e qualcuno allora mi ha scritto questo sms: "Beh, scoppiare a ridere è scoppiare in un'emozione. Vuol dire che qualcosa è successo dentro." ecchime
ogni cosa ha il suo posto e ogni posto ha la sua cosa
E con questa massima scrittami dal mio amico Massimo (ma mi sa che c'entra qualche filosofo) vengo qui a salutarvi. La cosa che più mi rammarica di questa mia mancanza di internet e di tempo non è tanto non poter aggiornare il mio BloG ma non poter leggere le vicende e gli sfoghi scarabocchiati sui vostri. Adesso ho trovato un internet point.. ma è desolante.. quella micro-cabina non mi mette la giusta predisposizione a leggere le cose che i miei più cari amici di web scrivono. Mi è scappata la lacrimuccia a leggere i vostri commenti. Che dire.. a pezzi vi leggerò (adeso sono a lavoro e dovrei lavorare se voglio andarmene presto da qui visto che è domenica) ma due minuti posso dedicarli a scrivere che A ROMA STO BENE. Mi piace l'ambiente lavorativo, mi piace la gente, mi piace l'aria. Mi piace l'idea di poter vedere mia sorella più spesso, di poter girare i posti della capitale anche se purtroppo per ora il troppo lavoro non me lo permette. Sento che non starò molto qui, e mi dispiace. Ho mille buoni motivi per desiderare di rimanere qui un altro bel po', e altrettanti motivi per non voler tornare tanto presto giù. E' proprio vero.. ho fatto tanto per tornare a casa.. e adesso che forse forse ci sono.. [ma questa è una mia supposizione nessuno mi ha detto che torno a casa e soprattutto non so se a casa mi vogliono (lavorativamente parlando)]. Il bicchiere è sempre mezzo pieno (e per fortuna non mezzo vuoto) non me ne va bene una, non riesco ad avere ciò che voglio nel momento in cui lo voglio.. anche èer voi è così? No perchè se non è così son contenta per voi ma io mi sneto proprio mezza scema! Adesso scappo che mi apsettano le fatture ignorate per 2 settimane. Bye bye Arturo, la stella più brillante"All'uscita da un concerto, un gruppo di giovani amici finisce in una retata. Militari armati li fermano e li portano via. Tra i ragazzi c'e Arturo che, come vuole la moda, ha i capelli lunghi. Ma nella Cuba castrista questo è un motivo sufficiente per essere arrestato e spedito in un campo di rieducazione, dove Arturo dovrà redimersi e riabilitarsi tramite il lavoro. Per sopravvivere alla vita quotidiana nel campo, al lavoro massacrante, alle punizioni corporali, alle continue umiliazioni delle guardie, Arturo si rifugia nella fantasia costruendosi un mondo immaginario. Che purtroppo non riuscirà a salvarlo dalle asprezze della vita."
Questo libro forse non a tutti piacerà, è un libro di 70 pagine che dovrebbe leggersi in un'ora, io c'ho messo un po' di più perché all'inizio l'ho trovato ostico nella scrittura.. in realtà non è così, non avevo capito che va letto tutto d'un fiato, così come è stato scritto. Un monologo senza punteggiatura, senza pause e senza respiro che alterna lirismo e brutalità, trasformando in poesia la denuncia sociale. Sulla vita di Arenas vi rimando a wikipedia o dove volete. La sua autobiografia è il libro PRIMA CHE SIA NOTTE. Diventato anche un film che voglio assolutamente vedere (e poi tra gli interpreti c'è anche Johnny Depp) poichè la sua storia è da conoscere, per non dimenticare il passato e il presente di questo piccolo paese "a regime". Vi anticipo solo che quando Arenas si tolse la vità lasciò questo biglietto: "Vi lascio in eredità tutte le mie paure, ma anche la speranza che presto Cuba sia libera" e aggiunse (non ricordo le parole precise perchè il libro l'ho prestato a Cinzia) che la colpa della sua morte non è da attribuire nemmeno in minima parte a nessuna delle persone a lui vicine ma solo e unicamente a Fidel Castro.
Buona lettura |
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