SyLv's profileﺉﺏﺪﻁﻍﻺپچژSyLv ShAnKaپچژﺉ...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
c, c, cHo fatto un piccolo passo, molto piccolo, forse insignificante, ma per me importante. Non so se capisci di che parlo. Adesso mi sento nella gabbia dei leoni. E oltre i telefoni che non squillano, ci sono le parole che volano nella rete e ingabbiano me in una paura assurda di fare qualsiasi passo. È una cavolata per te, lo so. Ma ti prego ho bisogno solo della tua presenza. Di sentire che non sono sola e te la ridi con me su tutto il resto come prima. Mi hai aiutato a uscirne fuori, lo so che ci sei, lo so. Come sempre, no? Ma per favore.. Sono davvero nella gabbia dei leoni, presa da mille paure, sola contro tutti i leoni. Fammi ridere oggi dei leoni. Fammi ridere dei leoni. Fammi ridere come tu sai fare. Ridiamo insieme dei miei leoni. Ti prego, ti prego, ti prego. ...Adesso che ho sange infetto Discussione su Da tantoCitazione da AbbiLLaz
cOsaIo bevo acqua liscia. Quando faccio la pipì se non esce di getto ma a scatti sono nervosa. C’è gente capace di appiccare tanti fuochi piccoli e grandi intorno a se e non si brucia mai nemmeno un po’. Io accendo dei fuocherelli e mi brucio sempre tanto. In Olanda il sole è giallo, fa un più freddo che da noi. E io non ci sono mai andata. “Dug me lo da un consiglio?” – “Non volere ciò che non puoi avere” In generale accetto senza problemi le chiacchiere di tutti e senza problemi le lascio perdere. Solo le persone noiose si annoiano. Devono pungolarsi in continuazione per sentirsi vive. Il genio è un uomo capace di dire cose profonde in modo semplice. -- Le cose che abbiamo in comune - Daniele SilvestriLe cose che abbiamo in comune sono 4.850
le conto da sempre, da quando mi hai detto "ma dai, pure tu sei degli anni '60?" abbiamo due braccia, due mani, due gambe, due piedi due orecchie ed un solo cervello soltanto lo sguardo non è proprio uguale perché il mio è normale, ma il tuo è troppo bello Le cose che abbiamo in comune sono facilissime da individuare ci piace la musica ad alto volume fin quanto lo stereo la può sopportare ci piace Daniele, Battisti, Lorenzo le urla di Prince, i Police mettiamo un CD prima di addormentarci e al nostro risveglio deve essere lì perché quando io dormo... tu dormi quando io parlo... tu parli quando io rido... tu ridi quando io piango... tu piangi quando io dormo... tu dormi quando io parlo... tu parli quando io rido... tu ridi quando io piango... tu ridi Le cose che abbiamo in comune sono così tante che quasi spaventa entrambi viviamo da più di vent'anni ed entrambi, comunque da meno di trenta ci piace mangiare, dormire, viaggiare, ballare sorridere e fare l'amore lo vedi, son tante le cose in comune che a farne un elenco ci voglio almeno tre ore... ma... Allora cos'è cosa ti serve ancora, a me è bastata un'ora... "Le cose che abbiamo in comune!", ricordi sei tu che prima l'hai detto dicevi "ma guarda, lo stesso locale le stesse patate, lo stesso brachetto!" e ad ogni domanda una nuova conferma un identico ritmo di vino e risate e poi l'emozione di quel primo bacio le labbra precise, perfette, incollate Abbracciarti, studiare il tuo corpo vedere che in viso eri già tutta rossa e intanto scoprire stupito e commosso che avevi le mie stesse identiche ossa e allora ti chiedo, non è sufficiente? cos'altro ti serve per esserne certa con tutte le cose che abbiamo in comune l'unione fra noi non sarebbe perfetta? Quando io dormo... tu dormi quando io parlo... tu parli quando io rido... tu ridi quando io piango... tu piangi quando io dormo... tu dormi quando io parlo... tu parli quando io rido... tu ridi quando io piango... tu ridi... ma... Allora cos'è cosa ti serve ancora, a me è bastata un'ora... ![]() Favola... catastrofica
Poi un bel giorno la parete anziché crollare sprofondò, come Atlantide, tanto che la proprietaria ha pure provato un pochettino a scavare x vedere se qualcosa si può ancora recuperare. Io nel frattempo non ho cambiato lavoro
Ma quanto tempo è passato?Sembra un’eternità, mesi, anni, sembra che sia sempre stato così.. ma no.. sono poche settimane, nemmeno un mese che mi sono innamorata.. o poco più. Eppure le sensazioni ci sono tutte. Le stesse di allora. Come le situazioni. La mia. La tua. Il battito del cuore. I gesti. I pensieri. I sorrisi. I baci. Gli sguardi. Gli odori. I pianti. Solo le parole sono diverse. Il coraggio? La consapevolezza? O cosa sennò? I sentimenti? Se magari allora ce le fossimo dette quelle parole. Se non avessimo avuto paura di noi: io di me e di te, tu di te e di me. Ci conoscevamo forse? Conoscevamo troppo bene noi stessi e temevamo di conoscere bene l’altro? Oggi però quelle parole non dette vengono fuori. Quel che è stato è stato. Ma le parole sono lì a mettere un punto ai sentimenti. Ognuno gli dà il valore che vuole in fondo. Ma come sento forte il valore che gli diamo noi. Lo stesso. O forse mi sbaglio. Sì mi sbaglio. Non può essere lo stesso. No che non può.
Forse se Spasso fosse stato aperto..Friends Zero6
E come nei telefilm americani ci siamo trovati a quel bar a parlare di noi. Spasso riapriva la sera stessa. Fuori, sui tavolini, col mio doppio caffè al ghiaccio. Abbiamo trent’anni suonati e gurdiamo indietro e in avanti la nostra vita. Fare un punto della situazione? A che serve? Ci sono i telefilm che la raccontano. Quando lo guardavo Friends anni addietro mi chiedevo come fosse possibile essere ancora così incasinati a 30 ani?? E invece adesso… Guardavo quel bicchiere, il ghiaccio si scioglieva e io rimanevo lì. Sempre ad aspettare che la vita mi cada addosso. Ma non è una mia scelta. Solo la conseguenza delle mie scelte. Scelte vecchie, scelte recenti, scelte giuste, scelte sbagliate, scelte autonome o dettate da qualcosa/qualcuno, scelte prese pensando bene alle conseguenze, pesando i pro e i contro e scelte prese d’impulso. L’uomo, il lavoro, la casa, i viaggi, la solitudine. Tutte conseguenze delle mie scelte. Ho sbagliato davvero tutto? Eppure continuo a ripetermi che non posso, non devo lamentarmi proprio di niente. Eppure rimango con un bicchiere di caffè in mano a gurdare il ghiaccio che si scioglie e anon sapere cosa chiedermi. E un amico che fa’ gli stessi pensieri miei e guarda forse il mio bicchiere perché lui non ha preso nulla da bere. Mi aveva già raccattato una mattina. Mi raccattava allora. Mi raccatta sempre. E non solo lui.
Friends 0sei
Stesso bar. Stesso tavolino. Qualche giorno dopo. Spasso di nuovo chiuso. Cazzo era lunedì. Di nuovo caffè doppio con ghiaccio. Di nuovo, lui un altro caro, non prende niente. Anche lui è venuto a raccattarmi. Lì le lacrime non le ho rette. Gli stessi pensieri diventati parola. Una carrezza. Non piangere, le donne non piangono mai! Ah si? A me risultava il contrario e odio sentirmi e mostrarmi così femmina. Fratello come vorrei prender qualcosa da te. I: da capocurami curami
RieNtRiEcco.
Rientrata a Roma.
Appena arrivata in albergo ho avuto una calorosissima accoglienza da 3 zanzare che mi hanno devastato, nemmeno il tempo di parcheggiare ed eccole lì pronte a farmi la festa per il rientro. Che carine!
Poi solite cose, disfa il letto, fai la doccia, apri le valige, letto, sms. Meno male. Almeno quelli.
E rieccomi nella mia stanza che sento più casa mia di quella di Rutigliano ormai. E invece tra un po’ riparto per chissà quale destinazione. La lancia Y non ha il posacenere (ma è mai possibile io sto impazzendo a cercarlo!) forse meglio così, questa macchina non la farò puzzare. Almeno ha il lettore mp3 e stamattina, come anche ieri sera nel tragitto aeroporto-albergo, Lacuna Coil a tutto volume. Finalmente lo ascolto adesso da quando a Treviso me lo aveva fatto non mi ricordo come si chiama! Bello. E quindi con la musica a tutto volume stamattina ho ripreso la solita strada per il lavoro. Adesso non potevo non salutarvi tutti e dire che mi dispiace che le mie ferie siano state così pigre da non poter vedere quasi nessuno di quelli che mi ero ripromessa di vedere. Anche Olga e Pino mi hanno visto solo in arrivo e in partenza.. ahhh voglio dormire.. voglio andare a mare.. voglio non pensare a tutto quello a cui penso!!!!
Besos. ACTARUS la vera storia di un pilota di robot
Anni a combattere le forze di Vega e mai una vacanza. "È difficile trovare uno che sia davvero soddisfatto del suo lavoro. Molto spesso anche l’attività più divertente, più invidiata e più emozionate si trasforma in routine e così – quasi senza che te ne accorga, come fosse l’inizio di una nuova puntata in cui si è protagonisti senza volerlo – ti ritrovi riverso su un divano, in una casa arredata di nulla, in una piena crisi di identità affogata in ettolitri di birra Peroni." Inizia così il libro con cui Claudio Morici racconta la vita di Actarus – La vera storia di un pilota di robot.
"Mi chiedevo ad esempio, ti capita mai di stancarti di essere Gundam?"
Anonimo (Debora. Prologo)"Anorgasmia". E' la prima malattia che ha creduto di avere. Ora, a 30 anni, lo razionalizza che l'orgasmo è legato al sesso non all'amore. Il sesso può essere legato all'amore (ovviamente anche e soprattutto indipendente), l'orgasmo no. Non può sussistere questo legame senza che il sesso faccia da tramite. Amore - Sesso - Orgasmo oppure Sesso - Orgasmo ma Amore - Orgasmo No. Non esiste. Solo nei sogni. Come quelli che lei fa adesso, a 30 anni. Ma a 17 Debora non si faceva tutte 'ste seghe mentali. E nemmeno quelle vere di cui ora, da pochi anni, non può più fare a meno. Debora, senz'"h". Italianissima. Il padre avrebbe voluto chiamarla come la propria sorella piccola, come il suo negozio di stoffe. Anche le sorelle di Debora preferivano il nome scelto dal padre. Ma quella volta aveva vinto la madre. E da 30 anni si chiama Debora. La sua prima volta, a 17 anni, la ricorda ancora come una "cosa brutta". Certo non le fa più male, anzi, il ricordo la fa sorridere, a volte ridere di gusto. Una ragazzina. A lui glielo aveva detto che non voleva farlo. Certo non ci pensava più a quella storia del "dopo il matrimonio", ma voleva che fosse con qualcuno di serio, con cui magari ci sarebbe poi finita sull'altare. E di certo non era lui. Non sapeva né come né quando sarebbe finita. Ma era certa. Ed era certa di non voler "sprecare" la sua prima volta così. Ma lui, che a soli due anni più di lei ne aveva già di esperienza più di quanto ne abbia lei adesso, senza troppi convenevoli, lo ha fatto lo stesso. Lo ha fatto lui. Lei no. Lei non aveva capito. Il giorno dopo lo aveva chiamato al telefono, col dubbio che quello che avevano fatto il giorno prima aveva qualcosa a che fare col famoso "fare l'amore". Sogno distrutto. In mille pezzi. Ha provato a farlo altre volte nei giorni successivi. Ma niente. Le enciclopedie più specializzate gli davano un nome a quella cosa: anorgasmia. Terrore. Quella sera stessa, dopo aver letto tutti i libri al riguardo, ne ha avuti 3. In un solo rapporto. Il resto è storia. Ora era lì, col suo vestitino preferito. Lo aveva messo solo un'altra volta, il giorno che l'ha comprato. Fa sempre così con vestiti e scarpe: compra e metti subito. Tra l'altro sempre per lo stesso concerto. Ora però lo aveva indossato solo per lui. E i sandali nuovi di zecca stavano una meraviglia. Voleva farlo impazzire. Che stronza. La sera prima, quella che credeva avrebbe significato il loro unico incontro, impazziva a scegliere velocemente gli abiti da indossare. Che rabbia, che tristezza: era l'unica volta in cui poteva vestirsi per lui, e doveva farlo pure di fretta scegliendo dai pochi e sgualciti abiti ancora in valigia. S'incupiva sempre di più pensando che avrebbe voluto ogni giorno, ogni sera, sorprenderlo con un abbinamento diverso scelto apposta per lui. Una pettinatura ogni giorno nuova. Non avrebbe mai potuto farlo. Oggi aveva avuto la seconda occasione. Inaspettata. Non era ancora certa di vederlo ma si era agghindata per lui nella speranza. Ahhhh avesse saputo truccarsi!! Poi il destino: macchine che non partono, gente che è distrutta, e hanno la scusa per vedersi, per uscire insieme come vecchi e cari amici. Ed erano lì: lui, lei il suo amico a girovagare per la folla nel centro storico di quel paesino raggiunto troppo tardi per godersi nemmeno un brano del concerto. Camminava sulle nuvole Debora, ogni tanto però c'era un vuoto d'aria... avrebbe voluto prenderlo per mano, trascinarlo nella folla, baciarlo a ogni angolo nascosto e non. Lo sa bene lei quant'è bello con lui tenersi per mano, camminare senza meta, in cerca di un posto qualsiasi. Qualunque posto sarebbe stato perfetto. Ora come allora. Vivevano un sogno rubato alla realtà, rubato a un'altra donna.
Technorati tags: anorgasmia, debora, stordy, sylv shanka, silvana, giochi pericolosi, racconti, anonimo la poetessa Maria PesceSe l'ometto mi è in conflitto col suo discolo ciondolotto Che recrimina e s'impenna e si orienta come antenna il canale preferenziale non è sempre il tradizionale, Segue un rito assai banale di richiesta plurianale L'apparato genitale per il sesso occasionale Si propone sempre uguale, non è niente di speciale. Sai che bello è far l'amoreaccecato dal suo odore Ubriaco del sapore che si espande nel calore Di una danza senza ruoli nel rimescolio dei cuori Nella stretta condivisa di una scelta non decisa Ma spontanea e decisiva, rispettosa e un po' lasciva. Se ti prendo come dico non potrai essermi amico Dovrai essere custode di ricchezze a tutti ignote Ma la verità è diversa, troppe volte assai perversa Mi consolo in un segreto di un bisogno ahimè irrequieto Di venire allo scoperto e far tutto in mare aperto Con le vele gonfie e tese nell'impatto non corrotto Delle nostre voglie intese di un contatto dal di sotto Che non è la calamita di un abbaglio che t'invita Ma la sfida con te stesso che non cerchi solo sesso. Dai, coraggio fatti avanti, te lo leggo lì fra i denti Quella foga da coniglio che si accoppia nello sbadiglio Di una donna insoddisfatta che con te solo s'imbratta Per sbranare tutto e in fretta, giusto il tempo di una SIGARETTA La sindrome di BrontoloDa qui in avanti solo notti per lui che non ha più appigli, che non ha più scampo. Che non respira. Che, aggrappatoa un briciolo di dignità, spera che nessuno l'abbia visto cadere. Poi butta nell'immondizia anche quella briciola e se ne frega, ad alta voce. "Me ne frego!" dice e la briciola riappare e spera che nessuno l'abbia sentito. Non vuole che si sappia? Ma che si sappia cosa?! Cosa possono capire gli alktri da tre parole, da uno sguardo? Cosa ha mai capito lui del dolore degli altri... e del proprio. Va ascoltato, il dolore. Va lambito, coccolato. E' prezioso, il dolore. E' preziosa ma non stanotte, davanti a tutta questa notte, davanti a tutte queste notti. Cosa vuoi coccolare? Stanotte no, è troppo tardi. E non è più il tempo di squssarsi e di cercare dentro di sè sciatte risposte a sciatte domande. Una storia così intensa, Una storia che ki ha colpito, mi ha colpito così tanto. Storie così sono nate per fare nidi nei cervelli degli uomini E coccolare pulcini Che sono idee Che un giorno se ne andranno a confrontarsi col resto del mondo Allegre Trillanti Cercando la via per uscire dal nido E dal Cervello. Una storia così Scomparirà forse Nel momento in cui girerò la chiave nella toppo O poco dopo O anche prima. Forse ora. KNULP. Vomito che esce, vomito che rientra. Questo andirivieni non mi piace Questa gola non è un albergo O dentro o fuori Con me o contro di me Che incertezza Non ci si fida più neanche nell'interno Non ci si fida più neanche del proprio interno Non ci si fida degli interni Così non si fa Non è giusto Non è corretto Ridatemi Ridatemi Ridatemi qualcosa ![]() Stefano Bollani - LA SINDROME DI BRONTOLO Come Dentro Un Film (1987)
Il Bacio della tarantolaSe ti tagliassero a pezzetti Passiamo la vita a prendere tempo. Cioè a perderlo. Ma quando non si sa cosa fare, quando non si sa cosa dire, non si riesce a far altro che affidarsi al tempo sperando che faccia lui qualcosa al posto nostro, pregando che le cose si decidano da sole. Perché é così difficle accetare la fine di un amore? "Com'é che si dice quando uno è innamorato pazzo?" "Non è innamorato pazzo è pazzo perduto". "Pazzo perduto... è bello questo modo di dire. Rende l'idea." Mi aveva restituito alla vita. Aveva compiuto quella funzione necessaria e ingrata che prima o poi tocca quasi a tutti svolgere per qualcuno: quella del "traghettatore". Con gli amici chiamavamo in questo modo le donne di passaggio da una vera storia d'amore a un'altra storia vera. [...] Ci sono persone al mondo che sembrano nate per dare. E altre per prendere. Una donna ama l'uomo che le da ciò che il suo cuore chiede.
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