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    c, c, c

    Ho fatto un piccolo passo, molto piccolo, forse insignificante, ma per me importante. Non so se capisci di che parlo. Adesso mi sento nella gabbia dei leoni. E oltre i telefoni che non squillano, ci sono le parole che volano nella rete e ingabbiano me in una paura assurda di fare qualsiasi passo. È una cavolata per te, lo so. Ma ti prego ho bisogno solo della tua presenza. Di sentire che non sono sola e te la ridi con me su tutto il resto come prima. Mi hai aiutato a uscirne fuori, lo so che ci sei, lo so. Come sempre, no? Ma per favore.. Sono davvero nella gabbia dei leoni, presa da mille paure, sola contro tutti i leoni. Fammi ridere oggi dei leoni. Fammi ridere dei leoni. Fammi ridere come tu sai fare. Ridiamo insieme dei miei leoni. Ti prego, ti prego, ti prego.

    ...

    Adesso che ho sange infetto
    nessuno vorrà più leccare le mie ferite

    Discussione su Da tanto

    Citazione da AbbiLLaz


    Tu menti tu menti tu menti menti
    Conosco chi conosci so dove vai
    Ti sei preso in giro ti sei rovinato
    Ti hanno fottuto fregato fregato

    Eri così carino eri così carino
    Pigro di testa e ben vestito

    Non fai niente di male niente di ciò che credi
    Non sai quello che vuoi non riuscirai ad averlo
    Niente è gratis niente è a posto
    Le insegne luminose attirano gli allocchi

    Eri così carino eri così carino
    Pigro di testa e ben vestito

    Affrettati fa presto il gioco volge al termine
    Punta sul nero punta sul rosso
    Punta di più il gioco è fatto
    La posta sei tu

    Eri così carino eri così carino
    Pigro di testa e ben vestito

    Questa volta sul serio dicono sempre così
    "
    Io sono l'Anarchia"
    "Ecco un altro Anticristo"
    Ma eri solo carino
    Proprio carino
    Pigro di testa
    E ben vestito
    Senza blue jeans eri carino
    Proprio un amore di ragazzino

    cOsa


    Io bevo acqua liscia.

    Quando faccio la pipì se non esce di getto ma a scatti sono nervosa.

    C’è gente capace di appiccare tanti fuochi piccoli e grandi intorno a se e non si brucia mai nemmeno un po’.

    Io accendo dei fuocherelli e mi brucio sempre tanto.

    In Olanda il sole è giallo, fa un più freddo che da noi. E io non ci sono mai andata.

    “Dug me lo da un consiglio?” – “Non volere ciò che non puoi avere”

    In generale accetto senza problemi le chiacchiere di tutti e senza problemi le lascio perdere.

    Solo le persone noiose si annoiano. Devono pungolarsi in continuazione per sentirsi vive.

    Il genio è un uomo capace di dire cose profonde in modo semplice.

    --

    Buona Giornata SyLv

    Le cose che abbiamo in comune - Daniele Silvestri

    Le cose che abbiamo in comune sono 4.850
    le conto da sempre, da quando mi hai detto
    "ma dai, pure tu sei degli anni '60?"
    abbiamo due braccia, due mani, due gambe, due piedi
    due orecchie ed un solo cervello
    soltanto lo sguardo non è proprio uguale
    perché il mio è normale, ma il tuo è troppo bello

    Le cose che abbiamo in comune
    sono facilissime da individuare
    ci piace la musica ad alto volume
    fin quanto lo stereo la può sopportare
    ci piace Daniele, Battisti, Lorenzo
    le urla di Prince, i Police
    mettiamo un CD prima di addormentarci
    e al nostro risveglio deve essere lì

    perché quando io dormo... tu dormi
    quando io parlo... tu parli
    quando io rido... tu ridi
    quando io piango... tu piangi
    quando io dormo... tu dormi
    quando io parlo... tu parli
    quando io rido... tu ridi
    quando io piango... tu ridi

    Le cose che abbiamo in comune
    sono così tante che quasi spaventa
    entrambi viviamo da più di vent'anni
    ed entrambi, comunque da meno di trenta
    ci piace mangiare, dormire, viaggiare, ballare
    sorridere e fare l'amore
    lo vedi, son tante le cose in comune
    che a farne un elenco ci voglio almeno tre ore... ma...

    Allora cos'è
    cosa ti serve ancora, a me è bastata un'ora...


    "Le cose che abbiamo in comune!", ricordi
    sei tu che prima l'hai detto
    dicevi "ma guarda, lo stesso locale
    le stesse patate, lo stesso brachetto!"
    e ad ogni domanda una nuova conferma
    un identico ritmo di vino e risate
    e poi l'emozione di quel primo bacio
    le labbra precise, perfette, incollate

    Abbracciarti, studiare il tuo corpo
    vedere che in viso eri già tutta rossa
    e intanto scoprire stupito e commosso
    che avevi le mie stesse identiche ossa
    e allora ti chiedo, non è sufficiente?
    cos'altro ti serve per esserne certa
    con tutte le cose che abbiamo in comune
    l'unione fra noi non sarebbe perfetta?

    Quando io dormo... tu dormi
    quando io parlo... tu parli
    quando io rido... tu ridi
    quando io piango... tu piangi
    quando io dormo... tu dormi
    quando io parlo... tu parli
    quando io rido... tu ridi
    quando io piango... tu ridi... ma...

    Allora cos'è
    cosa ti serve ancora, a me è bastata un'ora...
     

    Favola... catastrofica

    C'era una volta una parete molto liscia di proprietà di una ragazza bellissima, ogni tanto nella parete si formava una crepa e io quando me accorgevo andavo ad aggiustarla. Col tempo le crepe aumentavano e la parete diventava sempre + debole, provai varie e varie volte a suggerire alla proprietaria della parete di tirarla giù del tutto prima che qualcuno si facesse male ma lei la voleva sempre aggiustare, la amava quella parete lì anche se ormai dentro la muffa era dappertutto. L'avrei potuta buttare giù io ma ero troppo in basso, la parete era troppo alta e scalarla era impossibile perché non forniva nessun appiglio. E poi comunque la proprietaria non sarebbe stata d'accordo, c'era troppo affezionata.

    Poi un bel giorno la parete anziché crollare sprofondò, come Atlantide, tanto che la proprietaria ha pure provato un pochettino a scavare x vedere se qualcosa si può ancora recuperare. Io nel frattempo non ho cambiato lavoro

    Ma quanto tempo è passato?

    Sembra un’eternità, mesi, anni, sembra che sia sempre stato così.. ma no.. sono poche settimane, nemmeno un mese che mi sono innamorata.. o poco più. Eppure le sensazioni ci sono tutte. Le stesse di allora. Come le situazioni. La mia. La tua. Il battito del cuore. I gesti. I pensieri. I sorrisi. I baci. Gli sguardi. Gli odori. I pianti. Solo le parole sono diverse. Il coraggio? La consapevolezza? O cosa sennò? I sentimenti? Se magari allora ce le fossimo dette quelle parole. Se non avessimo avuto paura di noi: io di me e di te, tu di te e di me. Ci conoscevamo forse? Conoscevamo troppo bene noi stessi e temevamo di conoscere bene l’altro? Oggi però quelle parole non dette vengono fuori. Quel che è stato è stato. Ma le parole sono lì a mettere un punto ai sentimenti. Ognuno gli dà il valore che vuole in fondo. Ma come sento forte il valore che gli diamo noi. Lo stesso. O forse mi sbaglio. Sì mi sbaglio. Non può essere lo stesso. No che non può.

    Forse se Spasso fosse stato aperto..

    Friends Zero6
    E come nei telefilm americani ci siamo trovati a quel bar a parlare di noi. Spasso riapriva la sera stessa. Fuori, sui tavolini, col mio doppio caffè al ghiaccio. Abbiamo trent’anni suonati e gurdiamo indietro e in avanti la nostra vita. Fare un punto della situazione? A che serve? Ci sono i telefilm che la raccontano. Quando lo guardavo Friends anni addietro mi chiedevo come fosse possibile essere ancora così incasinati a 30 ani?? E invece adesso… Guardavo quel bicchiere, il ghiaccio si scioglieva e io rimanevo lì. Sempre ad aspettare che la vita mi cada addosso. Ma non è una mia scelta. Solo la conseguenza delle mie scelte. Scelte vecchie, scelte recenti, scelte giuste, scelte sbagliate, scelte autonome o dettate da qualcosa/qualcuno, scelte prese pensando bene alle conseguenze, pesando i pro e i contro e scelte prese d’impulso. L’uomo, il lavoro, la casa, i viaggi, la solitudine. Tutte conseguenze delle mie scelte. Ho sbagliato davvero tutto? Eppure continuo a ripetermi che non posso, non devo lamentarmi proprio di niente. Eppure rimango con un bicchiere di caffè in mano a gurdare il ghiaccio che si scioglie e anon sapere cosa chiedermi. E un amico che fa’ gli stessi pensieri miei e guarda forse il mio bicchiere perché lui non ha preso nulla da bere. Mi aveva già raccattato una mattina. Mi raccattava allora. Mi raccatta sempre. E non solo lui. 
     
    Friends 0sei
    Stesso bar. Stesso tavolino. Qualche giorno dopo. Spasso di nuovo chiuso. Cazzo era lunedì. Di nuovo caffè doppio con ghiaccio. Di nuovo, lui un altro caro, non prende niente. Anche lui è venuto a raccattarmi. Lì le lacrime non le ho rette. Gli stessi pensieri diventati parola. Una carrezza. Non piangere, le donne non piangono mai! Ah si? A me risultava il contrario e odio sentirmi e mostrarmi così femmina. Fratello come vorrei prender qualcosa da te.

    I: da capo


    curami curami
    prendimi in cura da te
    curami curami
    che ti venga voglia di me
    curami curami
    verranno al contrattacco
    con elmi ed armi nuove
    verranno al contrattacco
    ma intanto adesso curami
    solo una terapia
    solo una terapia
    verranno al contrattacco
    con elmi ed armi nuove
    curami curami curami

    curami curami curami


    RieNtRi

    Ecco.
    Rientrata a Roma.
    Appena arrivata in albergo ho avuto una calorosissima accoglienza da 3 zanzare che mi hanno devastato, nemmeno il tempo di parcheggiare ed eccole lì pronte a farmi la festa per il rientro. Che carine!
    Poi solite cose, disfa il letto, fai la doccia, apri le valige, letto, sms. Meno male. Almeno quelli.
    E rieccomi nella mia stanza che sento più casa mia di quella di Rutigliano ormai. E invece tra un po’ riparto per chissà quale destinazione. La lancia Y non ha il posacenere (ma è mai possibile io sto impazzendo a cercarlo!) forse meglio così, questa macchina non la farò puzzare. Almeno ha il lettore mp3 e stamattina, come anche ieri sera nel tragitto aeroporto-albergo, Lacuna Coil a tutto volume. Finalmente lo ascolto adesso da quando a Treviso me lo aveva fatto non mi ricordo come si chiama! Bello. E quindi con la musica a tutto volume stamattina ho ripreso la solita strada per il lavoro. Adesso non potevo non salutarvi tutti e dire che mi dispiace che le mie ferie siano state così pigre da non poter vedere quasi nessuno di quelli che mi ero ripromessa di vedere. Anche Olga e Pino mi hanno visto solo in arrivo e in partenza.. ahhh voglio dormire.. voglio andare a mare.. voglio non pensare a tutto quello a cui penso!!!!
    Besos.

    ACTARUS la vera storia di un pilota di robot

    www.mentelocale.it                                                             19.4.2007

    Anni a combattere le forze di Vega e mai una vacanza.
    Morici racconta la vera storia del pilota di Goldrake: poco eroe e molto impiegato

    "È difficile trovare uno che sia davvero soddisfatto del suo lavoro. Molto spesso anche l’attività più divertente, più invidiata e più emozionate si trasforma in routine e così – quasi senza che te ne accorga, come fosse l’inizio di una nuova puntata in cui si è protagonisti senza volerlo – ti ritrovi riverso su un divano, in una casa arredata di nulla, in una piena crisi di identità affogata in ettolitri di birra Peroni."

    Inizia così il libro con cui Claudio Morici racconta la vita di Actarus – La vera storia di un pilota di robot.
    Dopo anni di combattimenti – vai distruggi il male vai! – non è più tutto così eccitante come sembrava un tempo. Actarus, sempre tutto casa e base e sempre con indosso la sua tuta attillata con le ali sul petto che fanno volare all’indietro, è stufo dei tecnici che inventano le sue armi immersi in assoluta catalessi da chat, stufo del dottore – sempre in camice, ma che cosa porta sotto quel camice? – e della sua grande dignità, stufo della fattoria, stufo di Alcor – un tempo noto come Alcol – che ogni volta che lo vede gli spara dei pippozzi enormi proprio sul perché un tempo si chiamasse Alcol, stufo anche di combattere un nemico che nemmeno odia più tanto. Insomma stufo, e soprattutto con una grande nostalgia – anch’essa affogata in ettolitri di birra – di Fleed, casa sua, il posto più bello dell’universo prima che scoppiasse la guerra. Quello che gli rimane, in un mondo in cui si sente sempre fuori luogo, è solo la sua moto, la sua birra e una gran voglia di avere una vacanza che lo faccia tornare a casa.
    Morici – romanziere-psicologo e web cartoonist – utilizza una delle icone della nostra infanzia, il pilota di Goldrake, per parlare di una generazione, cresciuta a pane, nutella e robot, che oggi si ritrova prigioniera di un lavoro che non vuole, di una vita troppo stretta e che – almeno sulla carta – prova a cambiare senza riuscirci. Ovvio che non ci riescano, sono prigionieri.
    Il libro, nostalgico, disperato eppure grottesco e ironico allo stesso tempo, si muove abilmente tra quello che sappiamo di uno dei nostri bignamini di infanzia e quello che neppure immaginavamo.
    Actarus diventa così un normale impiegato – che lo stesso autore immagina simile al Mimì Metallurgico di Lina Wertmüller – un pilota di robot come ce ne sono tanti, vittima dei suoi motti, delle sue frasi di decantazione della armi e di una vita che si muove a scatti come gli episodi di un cartone animato.
    Una storia di alienazione da una guerra contro gli alieni, un’analisi dei ragazzi di ieri che oggi sono stufi di guidare sempre lo stesso robot senza neppure sapere il perché, stufi di ascoltare motti che a furia di essere ripetuti diventano suoni senza significato. Stufi insomma.
    La vera storia di Actarus è un romanzo che riporta alle avventure dei pomeriggi degli anni Ottanta ma non solo. Assieme alla voglia di ritrovare le immagini del cartone animato c’è lo spazio anche per sentire un certo magone che dimora nello stomaco, affogato da ettolitri di Peroni.
    Vai, distruggi il male vai!
    …e buona lettura!

     

    "Mi chiedevo ad esempio, ti capita mai di stancarti di essere Gundam?"
    "Stancarmi? Che intendi amore mio? Se mi stanco mi sparo un fialone di anfetamina endovena e sono pronto a far saltare le cervella a questi ridicoli burattini chiamati nemici. Ieri a uno gli ho messo la pistola dentro l’orecchio."
    […]
    "Intendevo tutt’altro tipo di stanchezza… Ad esempio non ti è mai venuto in mente che… non può essere tutto qui? Cioè, che c’è dell’altro, magari potremmo vivere in modo diverso."
    "Actarus?"
    "Sì?"
    "Sei diventato frocio?"

     

    Anonimo (Debora. Prologo)

    "Anorgasmia". E' la prima malattia che ha creduto di avere. Ora, a 30 anni, lo razionalizza che l'orgasmo è legato al sesso non all'amore. Il sesso può essere legato all'amore (ovviamente anche e soprattutto indipendente), l'orgasmo no. Non può sussistere questo legame senza che il sesso faccia da tramite.
    Amore - Sesso - Orgasmo
    oppure
    Sesso - Orgasmo
    ma Amore - Orgasmo No. Non esiste.
    Solo nei sogni. Come quelli che lei fa adesso, a 30 anni.
    Ma a 17 Debora non si faceva tutte 'ste seghe mentali. E nemmeno quelle vere di cui ora, da pochi anni, non può più fare a meno.
    Debora, senz'"h". Italianissima. Il padre avrebbe voluto chiamarla come la propria sorella piccola, come il suo negozio di stoffe. Anche le sorelle di Debora preferivano il nome scelto dal padre. Ma quella volta aveva vinto la madre.  E da 30 anni si chiama Debora.
    La sua prima volta, a 17 anni, la ricorda ancora come una "cosa brutta". Certo non le fa più male, anzi, il ricordo la fa sorridere, a volte ridere di gusto. Una ragazzina. A lui glielo aveva detto che non voleva farlo. Certo non ci pensava più a quella storia del "dopo il matrimonio", ma voleva che fosse con qualcuno di serio, con cui magari ci sarebbe poi finita sull'altare. E di certo non era lui. Non sapeva né come né quando sarebbe finita. Ma era certa. Ed era certa di non voler "sprecare" la sua prima volta così. Ma lui, che a soli due anni più di lei ne aveva già di esperienza più di quanto ne abbia lei adesso, senza troppi convenevoli, lo ha fatto lo stesso. Lo ha fatto lui. Lei no. Lei non aveva capito. Il giorno dopo lo aveva chiamato al telefono, col dubbio che quello che avevano fatto il giorno prima aveva qualcosa a che fare col famoso "fare l'amore". Sogno distrutto. In mille pezzi.
    Ha provato a farlo altre volte nei giorni successivi. Ma niente.
    Le enciclopedie più specializzate gli davano un nome a quella cosa: anorgasmia.
    Terrore.
    Quella sera stessa, dopo aver letto tutti i libri al riguardo, ne ha avuti 3. In un solo rapporto.
    Il resto è storia.
    Ora era lì, col suo vestitino preferito. Lo aveva messo solo un'altra volta, il giorno che l'ha comprato. Fa sempre così con vestiti e scarpe: compra e metti subito. Tra l'altro sempre per lo stesso concerto.
    Ora però lo aveva indossato solo per lui. E i sandali nuovi di zecca stavano una meraviglia. Voleva farlo impazzire. Che stronza.
    La sera prima, quella che credeva avrebbe significato il loro unico incontro, impazziva a scegliere velocemente gli abiti da indossare. Che rabbia, che tristezza: era l'unica volta in cui poteva vestirsi per lui, e doveva farlo pure di fretta scegliendo dai pochi e sgualciti abiti ancora in valigia. S'incupiva sempre di più pensando che avrebbe voluto ogni giorno, ogni sera, sorprenderlo con un abbinamento diverso scelto apposta per lui. Una pettinatura ogni giorno nuova.
    Non avrebbe mai potuto farlo.
    Oggi aveva avuto la seconda occasione. Inaspettata. Non era ancora certa di vederlo ma si era agghindata per lui nella speranza. Ahhhh avesse saputo truccarsi!! Poi il destino: macchine che non partono, gente che è distrutta, e hanno la scusa per vedersi, per uscire insieme come vecchi e cari amici.
    Ed erano lì: lui, lei il suo amico a girovagare per la folla nel centro storico di quel paesino raggiunto troppo tardi per godersi nemmeno un brano del concerto.
    Camminava sulle nuvole Debora, ogni tanto però c'era un vuoto d'aria... avrebbe voluto prenderlo per mano, trascinarlo nella folla, baciarlo a ogni angolo nascosto e non. Lo sa bene lei quant'è bello con lui tenersi per mano, camminare senza meta, in cerca di un posto qualsiasi.
    Qualunque posto sarebbe stato perfetto.
    Ora come allora.
    Vivevano un sogno rubato alla realtà,
    rubato a un'altra donna.

    la poetessa Maria Pesce

    Se l'ometto mi è in conflitto col suo discolo ciondolotto

    Che recrimina e s'impenna e si orienta come antenna

    il canale preferenziale non è sempre il tradizionale,

    Segue un rito assai banale di richiesta plurianale

    L'apparato genitale per il sesso occasionale

    Si propone sempre uguale, non è niente di speciale.

    Sai che bello è far l'amoreaccecato dal suo odore

    Ubriaco del sapore che si espande nel calore

    Di una danza senza ruoli nel rimescolio dei cuori

    Nella stretta condivisa di una scelta non decisa

    Ma spontanea e decisiva, rispettosa e un po' lasciva.

    Se ti prendo come dico non potrai essermi amico

    Dovrai essere custode di ricchezze a tutti ignote

    Ma la verità è diversa, troppe volte assai perversa

    Mi consolo in un segreto di un bisogno ahimè irrequieto

    Di venire allo scoperto e far tutto in mare aperto

    Con le vele gonfie e tese nell'impatto non corrotto

    Delle nostre voglie intese di un contatto dal di sotto

    Che non è la calamita di un abbaglio che t'invita

    Ma la sfida con te stesso che non cerchi solo sesso.

    Dai, coraggio fatti avanti, te lo leggo lì fra i denti

    Quella foga da coniglio che si accoppia nello sbadiglio

    Di una donna insoddisfatta che con te solo s'imbratta

    Per sbranare tutto e in fretta, giusto il tempo di una SIGARETTA

    La sindrome di Brontolo

    Da qui in avanti solo notti per lui che non ha più appigli, che non ha più scampo. Che non respira. Che, aggrappatoa un briciolo di dignità, spera che nessuno l'abbia visto cadere. Poi butta nell'immondizia anche quella briciola e se ne frega, ad alta voce. "Me ne frego!" dice e la briciola riappare e spera che nessuno l'abbia sentito. Non vuole che si sappia? Ma che si sappia cosa?! Cosa possono capire gli alktri da tre parole, da uno sguardo? Cosa ha mai capito lui del dolore degli altri... e del proprio. Va ascoltato, il dolore. Va lambito, coccolato. E' prezioso, il dolore.
    E' preziosa ma non stanotte, davanti a tutta questa notte, davanti a tutte queste notti. Cosa vuoi coccolare? Stanotte no, è troppo tardi. E non è più il tempo di squssarsi e di cercare dentro di sè sciatte risposte a sciatte domande.

    Una storia così intensa,
    Una storia che ki ha colpito,
    mi ha colpito così tanto.
    Storie così sono nate per fare nidi nei cervelli degli uomini
    E coccolare pulcini
    Che sono idee
    Che un giorno se ne andranno a confrontarsi col resto del mondo
    Allegre
    Trillanti
    Cercando la via per uscire dal nido
    E dal Cervello.
    Una storia così
    Scomparirà forse
    Nel momento in cui girerò la chiave nella toppo
    O poco dopo
    O anche prima.
    Forse ora.
    KNULP.

    Vomito che esce,
    vomito che rientra.
    Questo andirivieni non mi piace
    Questa gola non è un albergo
    O dentro o fuori
    Con me o contro di me
    Che incertezza
    Non ci si fida più neanche nell'interno
    Non ci si fida più neanche del proprio interno
    Non ci si fida degli interni
    Così non si fa
    Non è giusto
    Non è corretto
    Ridatemi
    Ridatemi
    Ridatemi qualcosa


    Stefano Bollani - LA SINDROME DI BRONTOLO

    Come Dentro Un Film (1987)

     
     
     
     

    Non e' vero che non ho rimpianti e se potessi
    tornare indietro come su una pellicola
    correggerei il passato,
    riguarderei le scene che ho vissuto
    e tutto quello che non ho capito,
    ripeterei le parti che non ho mai imparato

    Non e'vero che mi sta bene quello che ho fatto
    fino adesso, andrebbe certo meglio
    se riavvolgessi il nastro:
    andrei a cercare cose che ho perduto,
    cancellerei le volte che ho mentito,
    doppierei le frasi, le frasi che ho sbagliato.

    E come dentro a un film un giorno mi vedrai arrivare
    tra luci e riflettori accesi e scene da smontare

    E gira il nastro gira e non lo so fermare
    amore che per sbaglio non t'ho saputo amare
    e corre il nastro corre senza aspettare
    adesso che t'ho perduto...

    Non e' vero che non ho mai pianto, che non ho perso
    ne' sbagliato, ma sbaglierei di nuovo
    se ritornassi indietro
    magari faccio in tempo a riparare
    senza trucchi e senza rigirare
    le scene che non ho saputo recitare...

    E come dentro a un film un giorno ti verro' a cercare
    tra luci e riflettori accesi per farmi perdonare.

    E gira il nastro gira e non lo so fermare
    amore che per sbaglio non t'ho saputo amare
    e corre il nastro corre senza aspettare
    adesso che t'ho perduto...
    E gira il nastro gira e non lo so fermare
    amore che per sbaglio non t'ho saputo amare
    e corre il nastro corre senza aspettare
    adesso che t'ho perduto...
    adesso lo puoi spezzare

     
     Luca Barbarossa
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

    Il Bacio della tarantola

    Se ti tagliassero a pezzetti
    Il vento li raccoglierebbe
    Il regno dei ragni ne cucirebbe la pelle.

    FABRIZIO DE ANDRE'

    Passiamo la vita a prendere tempo. Cioè a perderlo. Ma quando non si sa cosa fare, quando non si sa cosa dire, non si riesce a far altro che affidarsi al tempo sperando che faccia lui qualcosa al posto nostro, pregando che le cose si decidano da sole. Perché é così difficle accetare la fine di un amore?

    "Com'é che si dice quando uno è innamorato pazzo?" "Non è innamorato pazzo è pazzo perduto". "Pazzo perduto... è bello questo modo di dire. Rende l'idea."

    Mi aveva restituito alla vita. Aveva compiuto quella funzione necessaria e ingrata che prima o poi tocca quasi a tutti svolgere per qualcuno: quella del "traghettatore". Con gli amici chiamavamo in questo modo le donne di passaggio da una vera storia d'amore a un'altra storia vera. [...] Ci sono persone al mondo che sembrano nate per dare. E altre per prendere.

    Una donna ama l'uomo che le da ciò che il suo cuore chiede.

    Giovanna Bandini - IL BACIO DELLA TARANTOLA