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Discussione su Debora in lettura

 

Citazione

Debora in lettura
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QUEI BRAVI RAGAZZI di Claudio Fava

POLLARI aveva mentito. Fu definitivamente chiaro tre mesi dopo quell’audizione, quando la Commissione entrò in possesso di un carteggio tra la CIA e il SISMI che risaliva ai giorni successivi al rapimento di Abu Omar. Si trattava di due note confidenziali con cui i servizi segreti americani informavano i colleghi italiani sugli sviluppi del caso: il 15 maggio 2003 la CIA comunica a Pollari che l’imam si trova al Cairo, interrogato dai servizi egiziani. Sei giorni dopo un’altra nota conferma che Abu Omar è detenuto in una località segreta in Egitto. Pollari ha mentito a tutti. Alla Commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo, al Comitato di controllo dei servizi segreti, ai magistrati che lo hanno interrogato e poi incriminato per concorso in sequestro di persona. Nega di essere stato avvertito dal suo predecessore al SISMI, l’ammiraglio Battelli, che la CIA voleva una mano per organizzare una dozzina di extraordinary renditions in Italia; nega di aver incontrato Jeff Castelli, il grande capo della CIA in Italia, per raccogliere la sua richiesta di collaborazione nel rapimento di Abu Omar; nega di aver ordinato al generale Pignero, capo dipartimento del SISMI, di organizzare i primi accertamenti sull’egiziano in vista del sequestro; nega di essere a conoscenza di una riunione a Bologna tra i capicentro regionali del SISMI per mettere a punto una strategia in vista dell’operazione; nega che due colonnelli, D’Ambrosio, capocentro SISMI di Milano, e Fedrigo, capocentro di Trieste, siano stati trasferiti su due piedi in altra sede e ad altro incarico perché avevano manifestato dubbi sull’opportunità e la liceità di quell’operazione. Quando non nega, Pollari tace. Dice: «Violerei il segreto di Stato». Dopo quell’audizione a Bruxelles, sarà la sua unica linea di difesa. No, non l’unica. Una linea di difesa più sfrontata gliela garantiranno gli inquilini di Palazzo Chigi. L’11 novembre 2005, in una lettera riservata alla Procura di Milano, il premier Silvio Berlusconi scrive che «[...] il governo ed il SISMI sono del tutto e sotto ogni profilo estranei rispetto a qualsivoglia risvolto riconducibile al sequestro di Abu Omar», per concludere che sull’intera vicenda va opposto il segreto di Stato. Riconfermato, un anno e mezzo più tardi, dal governo di centrosinistra. E con la Procura di Milano come la mettiamo? Va fermata, fa sapere da Palazzo Chigi Romano Prodi. L’avvocatura dello Stato viene incaricata di presentare ricorso alla Corte Costituzionale per invalidare il rinvio a giudizio di Nicolò Pollari e degli altri imputati. Uno scontro istituzionale d’inaudita e incomprensibile durezza che ha una sola lettura possibile: Pollari e la CIA non devono essere processati. Dietro quel ricorso c’è un malcelato imbarazzo nei confronti del governo americano; e c’è il disagio della politica romana per quell’agire così rigoroso dei giudici di Milano, tra i pochi ancora caparbiamente convinti che la legge in Italia debba essere uguale per tutti. «Quasi» uguale, fa sapere il ministro della Giustizia Clemente Mastella: lui, fino a quando non si sarà risolta la querelle istituzionale tra governo e procura, le richieste di estradizione per quegli agenti della CIA non le firmerà: stiamo valutando, ne riparliamo tra un mese, anzi dopo l’estate. Anzi, non ne parliamo più. Anche sulla Commissione d’inchiesta di Bruxelles, dopo le audizioni del procuratore Spataro e del generale Pollari, cresce un fastidio fatto di parole negate, di silenzi incomprensibili, di dichiarazioni avventate. E di inviti declinati. Il primo rifiuto arriva da Enzo Bianco, presidente del COPACO (il Comitato Parlamentare di Controllo sui servizi segreti). Lo chiamo io stesso, all’inizio di marzo. Il deputato della Margherita, che è stato anche ministro dell’Interno, sembra sinceramente compiaciuto per l’invito: certo, mi spiega, dovrà prima chiedere l’autorizzazione al presidente della Camera, quelli del COPACO sono vincolati al segreto. Segreto è un’utile parola che rimbalzerà spesso su questa vicenda: lo evoca Bianco, lo oppone Pollari, lo impone Berlusconi, lo riconferma Prodi... La risposta di Bianco si farà comunque attendere a lungo. E sarà negativa: impegni parlamentari, spiegherà la sua segretaria, agenda piena, magari ne riparliamo… Ne riparliamo? Quando? In primavera si vota, l’Unione vince e Bianco lascia il COPACO. Pazienza. Il secondo rifiuto arriva da Enrico Micheli, sottosegretario, fresco di nomina, nel governo Prodi, con delega ai servizi segreti. Per due mesi Micheli si nega, prende tempo, rimanda. Chiamo Marco Minniti, viceministro dell’Interno, provo a spiegargli che il governo italiano e il centrosinistra, così traccheggiando, rischiano di perdere la faccia. Nessun altro governo europeo si è sottratto alla collaborazione con la Commissione: Zapatero ci ha mandato il potentissimo ministro degli Esteri Moratinos, portoghesi e britannici hanno messo a disposizione mezzo esecutivo, a Skopje e a Bucarest siamo stati accolti dai presidenti della repubblica, in Germania ci hanno aperto gli archivi dei servizi segreti, perfino la CIA ha accettato d’incontrarci... «Ci penso io», dice Minniti. Fatto sta, che due giorni prima della data fissata per l’audizione con Micheli, la segreteria della Commissione d’inchiesta riceve da Roma un fax di quattro righe: il sottosegretario non viene, non ne ha voglia, non saprebbe cosa dirci... Quando tireremo le somme, dopo un anno di lavoro e centinaia di audizioni, all’appello mancheranno solo il governo polacco e quello italiano. Strafottenza? Sbadataggine? Non credo. C’è come un tarlo, un’ansia di seppellire questa vicenda in fondo a un sacco, di fingere non solo che qualcosa di illecito sia mai accaduto ma che i protagonisti di questa recita siano tutti irreprensibili servitori dello Stato. Da gratificare con encomi e promozioni, altro che processi! È così che Pollari resta al suo posto. Ha mentito, ha taciuto, è imputato per concorso in un sequestro di persona eppure conserva la propria inossidabile impunità politica. Ad aprile l’Unione vince le elezioni, Berlusconi va a casa ma il governo di centrosinistra riconfermerà il generale alla guida del servizio segreto militare. «Convochiamolo almeno al COPACO», propone qualcuno. Lo invitano ad agosto, di domenica, con le Camere ormai chiuse. Pollari, gessato blu e cravatta a pois, si presenta con dieci faldoni di carte. Quando termina l’audizione, fuori è già buio, ha parlato per quattro ore ma ciò che ha continuato a ripetere si racconta in poche parole: «Mai autorizzato azioni illegali». La cosa stupefacente è che gli credono tutti: così, sulla parola. Ecco Claudio Scajola, Forza Italia, presidente del Comitato: «Quella di Pollari è stata una relazione puntuale, lunga, documentata. Le accuse che abbiamo letto sui giornali in queste settimane appaiono confutate punto per punto». Pollari verrà sostituito, nel corso di un normale avvicendamento assieme ai capi del SISDE (l’intelligence civile) e del CESIS (la struttura di coordinamento tra i servizi), solo il 16 dicembre, dieci giorni dopo la richiesta di rinvio a giudizio formalizzata dal PM di Milano contro di lui e contro altri 32 imputati. Il generale lascia a testa alta, dopo aver firmato, a tempo ormai scaduto, decine di nomine per piazzare i suoi fedelissimi nei posti chiave del SISMI. Lascia con una nomina a consigliere speciale di Palazzo Chigi e con la gratitudine del premier Prodi: gratitudine per cosa? Un premio alla carriera e alla fedeltà arriva negli stessi giorni anche a Pio Pompa, ex braccio destro di Pollari. Per conto del suo capo, a cui riferiva dettagliatamente ogni ribalderia, il signor Pompa aveva messo in piedi una struttura clandestina di dossieraggio e disinformazione come non se ne vedevano dai torbidi anni Sessanta. Per anni, dal suo ufficio romano del SISMI, Pompa organizza la metodica schedatura di magistrati, politici e giornalisti vicini al centrosinistra. In una di queste farneticanti cartelline si legge che quattro Procure italiane (Torino, Milano, Roma e Palermo) sono accusate di attuare una strategia «destabilizzante» ai danni del governo Berlusconi. «Occorre prefigurare una serie di contromisure per contrastare e neutralizzare le succitate iniziative», si legge su uno dei dossier, «anche attraverso l’adozione di provvedimenti traumatici nei confronti di singoli soggetti». Provvedimenti traumatici, scrive Pompa: quanto traumatici? Uno dei fascicoli ritrovati nell’archivio segreto dell’agente Pompa è dedicato al premier Romano Prodi: una raccolta di atti giudiziari di vecchie inchieste ormai archiviate, i suoi discorsi da presidente della Commissione Europea, un repertorio di dicerie, spazzature... Salteranno fuori quarantacinque dossier, dal viceministro Visco al giudice Caselli: quarantacinque nemici da «neutralizzare», secondo i suggerimenti di Pio Pompa. In un’altra cartellina sono conservati invece curriculum, foto e note sugli spostamenti del procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro: lo hanno pedinato e tenuto discretamente d’occhio per mesi come se fosse un pericoloso terrorista. Insomma, con Pollari e Pompa il SISMI s’è trasformato in un corpo separato dello Stato con licenza di depistare, istigare, inquinare. Se non è un rumor di sciabole, poco ci manca. In un paese normale, a quei rumori si sarebbe risposto richiamando i militari in caserma e mettendoli in riga, cacciando le mele marce, ristabilendo il primato della verità. In un paese normale: non in Italia, non in questi anni balordi. E così, mentre a Milano il signor Pompa viene rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato nel sequestro di Abu Omar, a Roma, coloro che nei suoi dossier erano indicati come «nemici da disarticolare», decidono che è tempo di premiarlo trasferendolo dal SISMI al ministero della Difesa. Dei quaranta senatori e deputati che nella precedente legislatura avevano firmato una risoluzione per chiedere conto al governo Berlusconi delle sue menzogne sul rapimento di Abu Omar, non uno si fa avanti. Nemmeno chi da viceministro (Marco Minniti) o da presidente di Commissione (Luciano Violante) avrebbero adesso strumenti e funzioni. È in quei giorni che anch’io ricevo un affettuoso segnale d’interessamento. La lettera, anonima, è stata imbucata a Fiumicino ed è spedita a un mio indirizzo privato che non figura sull’elenco del telefono. Il testo è breve, vergato a mano in buon italiano. «Se non vuoi fare la fine di tuo padre, lascia stare il generale Pollari.» A buon intenditor…

DONNE DAGLI OCCHI GRANDI

"Nella città di Puebla le storie dell'universo femminile delle "zie" si sfiorano senza intrecciarsi quasi mai. Da due a otto pagine ciascuno, ogni microracconto descrive un aspetto della femminilità - con esiti a volte riusciti, a volte un po' piatti. Comunque una letturina gradevole, frammentata e quindi ideale per la borsetta."
by Nadia

donne dagli occhi grandi

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Non bisogna mai esaurire un argomento
al punto che al lettore non resti più nulla da fare.

Non si tratta di far leggere, ma di far pensare.

Charles-Louis de Montesquieu

Quando finisce l'infanzia

Un pulcino diventa adulto in poche settimane, un gatto in qualche mese, una persona in 13 anni. Durante l'infanzia siamo in quello stato che gli orientali definiscono Zen: la conoscenza della realtà che ci circonda avviene istintivamente mediante quella attività che gli adulti chiamano gioco. Tutti i ricettori sensoriali sono aperti per ricevere i dati; guardare, toccare, sentire i sapori, il caldo, il freddo, il peso e la leggerezza, il morbido e il duro, il ruvido e il liscio, i colori, le forme, le distanze, la luce e il buio, il suono e il silenzio, tutto è nuovo, tutto è da imparare e il gioco favorisce la memorizzazione.

Poi si diventa adulti, si entra nella società, uno alla volta si chiudono i ricettori sensoriali, non impariamo quasi più niente usiamo solo la ragione e la parola e ci domandiamo: quanto costa? A cosa serve? Quanto mi rende?
E poi diventati ricchi, ci si fa costruire una bella villa al lago e, come ricordo di una’infanzia felice e perduta per sempre, si fanno mettere in giardino la serie completa dei nanetti e Biancaneve in cemento colorato.

Bruno Munari CICCI' COCCO'

AMARTI M'AFFATICA - Andrea Porcheddu

amarti m'affatica mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto

amarti m'affatica mi dà malinconia
che vuoi farci è la vita
è la vita
la mia

amami ancora, fallo dolcemente
un anno un mese un'ora
perdutamente

amarti mi consola le notti bianche
qualcosa che riempie vecchie storie fumanti

amarti mi consola mi dà allegria
che vuoi farci è la vita
è la vita
la mia

amami ancora, fallo dolcemente
un anno un mese un'ora
perdutamente
amami ancora, fallo dolcemente
solo per un'ora
perdutamente




la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
 
E mi parli così però la vita é subito

voleva attaccare l'ultimo morso di bomba, che, come è universalmente noto, è il più difficile. Rimane una porzione ridotta di pasta zuccherata da tenere con le dita, un triangolo fritto a malapena capace di trattenere il mare di crema, che tracima minacciosamente. La crema o si rovescia definitivamente sulla camicia e sui pantaloni, completando l'opera iniziata con il primo morso e con il conseguente guizzo di crema impazzito; oppure si lancia in una manovra di ritirata, trovando nuove e inattese vie d'uscita che la fanno riversare sulle mani. Prezioso, nel caso, è l'uso di un tovagliolino-tampone.

far finta di essere sani.
Far finta di essere...
Liberi, sentirsi liberi
forse per un attimo è possibile
ma che senso ha se è cosciente in me
la misura della mia inutilità.


Il male opaco di rendersi conto, troppo tardi, che abbiamo sbagliato. Che sarebbe stato meglio parlare d'amore invece che offendersi, che sarebbe stato meglio stringersi, e abbracciarsi, e baciarsi, e leccarsi tutto il giorno e tutti i giorni invece che lasciarsi partire, restare stretti sotto una coperta invece che dirsi addio.

tutta la vita non saprò

Vivere non è difficile potendo poi rinascere

Non lo so che succede. So solo che non riesco ad essere felice.
Come se fosse facile, essere felici. Manca semore qualcosa, sempre un passo. All'ultimo momento guardiamo altrove, e vediamo l'illusione di un'altra possibilità, e la seguiamo, pensando sia quella giusta. Il più delle volte non è così.

Il suo viso era il suo cuore

Et moi dans mon coin Si je ne dis rien J'ai le cœur au bord des larmes


Sayonara, gangsters

Pioveva a dirotto.
Sul marciapiede davanti casa, dove si gettava l'immondizia, sotto il cartello "Rifiuti incombustibili: martedì", stavano accoccolati un secchio di plastica, una ragazza e un altro secchio di plastica.
Erano tutti e tre bagnati fradici, fino all'osso.
Allungai il braccio, in modo da coprire col mio ombrello anche la ragazza, e dissi: "Qui è vietato gettare persone".
La ragazza indossava soltanto un t-shirt molto leggera e un paio di jeans e tremava dal freddo. Mi lanciò uno sguardo, uno sguardo diffidente.
"Miaooo!" miagolò a un tratto la ragazza.
"Bau bau!" abbaiai io in risposta.
"Io mi sono laureata in letteratura francese, con una tesi su Proust!"
"Io mi sono laureato in letteratura russa, con una tesi su Dostoevskij!"
"Non è vero ho mentito. Ho lasciato il liceo a metà e mi sono messa a lavorare nel giro dei locali notturni."
"Anch'io ho mentito. Ho lasciato la scuola media a metà e mi sono messo a fare il mantenuto di una ragazza che lavorava nel giro dei locali notturni."
"Non è vero, ho mentito di nuovo. Ho studiato tauromachiain Francia, alla Sorbona."
"Mnh, e io ho studiato presso la facoltà di wrestling della Columbia University."
"Mio padre fa il procuratore, mia madre è membro di una commissione arbitrale per le controversie relative a questioni familiari, e mio fratello è arruolato in marina."
"Caspita, allora devo stare attento... Mio padre è un ladro, mia madre è alcolizzata e mio fratello fa il pappone."
"Mio nonno è eschimese e mia nonna è papuana."
"Ma davvero? Mio nonno era un pigmeo. Quanto a mia nonna pare addirittura che non fosse umana."
"Io ho otto figli."
"Ah, mi hai fregato: io ho tre figli, tre nipoti e un pronipote. Fanno solo sette."
"Ascoltami bene: io sono una lesbica frigida! Lo sono sin da quando mia madre cominciò a flirtare col nostro sanbernardo."
"Che coincidenza, pressappoco come me: io sono uno omosessuale impotente! Lo sono sin da quando il temperamatite che usavo alle elementari si ruppe."
"Io ho un solo seno" disse la ragazza alzandosi finalmente in piedi e sorridendo.
"Il mio collo durante la notte si allunga, ma io mi sforzo di non farci caso. Ti assicuro che la cosa migliore è proprio non farci caso."
"Ho fame, non magio da secoli! E mi gira anche la testa!"
Quando mi caricai sulla schiena quella ragazza che a momenti moriva di fame, notai che teneva in mano una cesta.
"Cos'hai lì dentro?"
"Enrico IV."
E' così che Song Book e io ci siamo conosciuti.




SBADATAMENTE HO FATTO L'AMORE

Ma cosa stai a dannarti l'anima! Sulla voglia di non fare un tubo dalla mattina alla sera sono state scritte pagine su pagine di grande letteratura... è uno stato d'animo fra i più dignitosi, altro che! [..] Non conviene darsi dei princìpi più forti del proprio carattere.




SONO IO!!!

[..] il momento in cui l'odore di caffè si sparge per la casa, e comunque non sono mai riuscito a farne uno senza dimenticare qualcosa: una volta manca l'acqua, l'altra ho dimenticato il caffè, la terza trovo la moka col manico sciolto e schizzi nerastri fin sul soffitto, perché nel frattempo mi sono imbambolato davanti alla tivù.


Grande pensiero Diego

Nell'arco della giornata, se uno ci pensa sopra, gli capitano diverse occasioni in cui si trova a fare qualcosa, - generalmente di sportivo o comunque di leggero, che abbia una vaga suggestività estetica, - come se a pochi metri di distanza ci fosse una troupe al completo che lo sta riprendendo. Cose tipo disinnescare l'antifurto della macchina con una puntata decisa del telecomando per poi mettersi rapidamente al volante (magari togliendosi la giacca nell'atto di entrare), oppure guardare intensamente un punto indefinito, manco si fosse attraversati da un pensiero profondissimo. Questo recitare non richiesto, questa illusione di un pubblico che stia lì a prendere il meglio di noi mentre fingiamo di non sapere d'essere guardati, è la povera rivincita sulla modestia delle nostre vite, che da sempre l'arte popolare ci offre (e la ragione per cui, in fondo, non la lasciamo morire).

IL SOGNO DELLA NOCILLA

La crtica scrive cose contrastanti e io non so dove collocarmi. Nel senso che è stata per certi versi una fatica leggerlo, io non ho la memoria buona ed è stato una bel casotto capirci qualcosa visto che i personaggi li ritrovi anche dieci capitolli più in là.. però non posso non dire che è un impegno coraggioso quello che si è assunto l'autore. Ora, anche se io che l'ho appena finito non so dirvi di che parla e non so dirvi se mi è piaciuto o no, vi dico per certo che leggerò gli altri 2. Eh si perché Nocilla Dream, nato dalla congiunzione della lettura dell'articolo "L'albero generoso" di Charlie LeDuff (The New York Times, 10 giugno 2004), e dalla scoperta fortuita, in una bustina di zucchero di un ristorante cinese, del verso di Yeats "Tutto è cambiato, profondamente cambiato, è nata una terribile bellezza", insieme all'ascolto fortuito quello stesso giorno della canzone "Nocilla, qué merendilla!" dei Siniestro Total, è stato scritto tra l'11 giugno e il 10 settembre 2004 nelle città di Bangkok e palma di Mallorca. Il cosiddetto Progetto Nocilla, costituito da Nocilla Dream e i successivi Nocilla Experience e Nocilla Lab, risponde alla traslazione di alcuni aspetti della poesia postpoetica in ambito narrativo.

la mia banda suona il (punk)rock

Niente di che. Si può leggere e sorridere magari. Ma niente di che.Niente di che. Si può leggere e sorridere magari. Ma niente di che.

NON AVEVO CAPITO NEINTE - Diego De Silva

Quante ne avrei da dire su questo libro... Intanto lo consiglio a chi è piaciuto Mordecai Richler, John Fante, Andrea G. Pinketts, Efraim Medina Reyes, Pablo Tusset. A chi vuole ridere un po' riflettendo sui nostri atteggiamenti nel quotidiano!

"Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d'amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico, rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati"

"E’ che io soffro di un disturbo morfosintattico, un guasto della struttura delle frasi. Praticamente, perdo i bulloni dei periodi. Mi partono le parole, se ne vanno per i fatti loro. Non rispettano le precedenze [...] Il fatto imbarazzante è che io la frase la penso giusta, solo che esce smontata."
"ha sempre goduto dell'immunità sentimentale. [...] è una prerogativa delle stronze, consiste nel farsi amare all'infinito dando in cambio poco più di niente."

"La verità è che ci sono persone, vai a capire com'è che succede, che hanno la capacità di beccarti nella tua versione più insulsa, di farti esprimere sempre al minimo delle tue possibilità."

"Non si può fare affidamento sulle parole, questo è tutto. In certi momenti, quando guardi qualcuno che ti ha detto una cosa che avevi messo da parte, convinto che fra voi avesse un qualche valore, e t'accorgi che manco se la ricorda, quella cosa, allora pensi che è proprio meglio che lasci perdere e che non ci pensi proprio più."

Enzo Tortora. lettere dal carcere.

"Prima di essere accusato devo essere in colpa, e se i miei nemici fossero venti volte più numerosi, e se ciascuno di essi avesse una potenza venti volte superiore, non potrebbero farmi nulla di male, finchè continuerò ad essere sincero, leale, innocente." Shakespeare, Enrico VI, atto II.
Ho appena finito di asciugare il fiume di lacrime che mi ha scaturito la lettura di questo libro. Le parole che Enzo Tortora indirizzate alla figlia mentre subisce un'ingiustizia che definire assurda è solo un complimento, perchè quell'ingiustizia è stata il suo omicidio.
Mi dispiace non averlo letto prima del mio viaggio in treno con Daniele e gli altri napoletani. In quella splendida carrozza di treno abbiamo parlato di tutto. Io stavo leggendo un libro del 67 di Enzo Tortora (libro che poi ho abbandonato perchè per quanto divertente, ha uno stile troppo difficile e di ironia troppo sottile per me). Alchè Daniele ha detto "Enzo Tortora.. Mago Zurlì no?". Deve aver letto chissa cosa nel mio volto per reagire alzando le mani e dicendo "oh oh io sono dell'83!!" Ragazzi mi ha fatto morire. L'altra compagna del 76 (che dai cartoni animati, alla politica, al mio Travaglio Marcuccio, avevamo una compatibilità di "gusti" al 100%) era al telefono, e non ha potto aiutarmi a spiegare chi fosse Enzo Tortora. Poi ero anch'io una bambina nell'83 (e solo oggi scopro che l'anno in cui Daniele è nato, è anche l'anno del suo arresto), non mi sono mai interessata di attualità o politica, allora mi avevano convinto che il presentatore di portobello andava in giro a regalare ai bambini le caramelle con la droga (beata innocenza dei bambini, maledetta ignoranza degli adulti). Solo pochi anni fa ho capito che non era proprio così.. solo adesso (maledetta mia ignoranza) scopro il ruolo della camorra, e tutto il resto..
Ecco Daniele, mi spiace non averti potuto spiegare, una settimana fa, quel che so solo oggi.

"Io sono ricco ormai di una esperienza umana e sociale fino a ieri impensabile. Qui non faccio che veder gente che da sei mesi o un anno apetta un interrogatorio. Questo te lo confermo, è un Paese infame. Ora che pago sulla carne e nel modo più feroce e ingiusto, ora che vedo, beh, ti posso assicurare che io sono nato il 17 giugno" (data dell'arresto di Tortora).

"Io uscirò senza fango: ma purtroppo senza più illusioni."

"Coraggio, disprezo per la menzogna, sincerità e forza."

"Io tiro avanti, Silviotta mia, in questa battaglia dove il nemico si nasconde, si cela, aumenta, tace. Ma uccide. Ma esiste... [...] I giorni diventano sempre più pesanti ma il morale non è a terra. C'è solo, ormai, l'ostinata verifica che queso Paese è perduto. Non esiste. Finge di vivere: ma è un'altra cosa."

"Ti sembrerà magari strano questo mio desiderio, ma è notte, e i ricordi arrivano calzando soffici scarpine. Se tu potessi trovarmiun testo, greco, di Antigone, magari un'edizioncina scolastica. Lo studiai per la maturità (che parola cretina, per una cosa che non arriva mai...) e ne ho un ricordo così bello... Vorrei ristudiarla, parola per parola, ora che le leggi di Creonte dimostrano di essere ancora più barbare e si "concede" sepoltura ai vivi..."

"29 Luglio. [...] da Palermo la notizia dell'esplosione dell'autoblindato del magistrato (Rocco Chinnici ucciso in via Pipitone. Con lui muoiono i carabinieri Mario Trapassi e Edoardo Bartolotta. E il portiere dello stabile Stefano Lisacchi). Mia angoscia. Qui la cosa è accolta con indifferenza. Ma essere qui per reati simili a quelli che hanno ucciso il magistrato mi dà la nausea, capogiro, vergona."

"Io concluderò questa lotta (di lotta si tratta) come dignità e onore comandano. [...] Se la sentenza (quella di primo grado) sarà, come sono certo, di condanna, io mi dimetterò dal mandato (di europarlamentare dei radicali) obbligandoli a chiedere il mio arresto. E mi costituirò [...] sai che non posso vivere, sia pure in un Paese dove la viltà è considerata alimento primario, neppure un istante. [...] il tuo papà è quello di sempre. Bene, cuore mio. Con l'ultimo atto, che comincia adesso, sarà un o' più di sempre. Non ti dico altro. Sii serena. Con tutti. Finirà presto. Ma finirà, perdio, come io volgio. E come Giustizia, verità, civiltà comandano."

"Ma la menzogna, l'abuso del potere, la violazione delle leggi e delle regole più note e ricevute, l'adoperar doppio peso e doppia misura, sono cose che si possono riconoscere anche dagli uomini negli atti umani; e riconosciute, non si possono riferire ad altro che a peggiori pervertitrici della volonta... Si scopre un'ingiustizia che poteva essere veduta da quelli stessi che la commettevano, un trasgredir le regole ammesse anche da loro, dell'azioni opposte ai lumi, che non solo c'erano nel loro tempo, ma che essi modesimi, in circostanze simili, mostrarono d'avere..." Manzoni, Storia della colonna infame

L'ORATA INNAMORATA - Anotnio Bufi & Luca Moretti

Ricette afrodisiache e narrativa nuda
appunti per una cucina vietata ai minori di anni 18


"Queste notti senza fine hanno un sapore troppo amaro di delusioni e occasioni perse di carne cruda mista a menzogna"

La Crus

hai percorso così velocemente lo spazio, che non hai sentito il vento tra i capelli. Per un attimo il tuo sangue ha anche smesso di scorrere. Pensi che sia una cosa giusta. Tra l altro potrebbe essere anche un soluzione. Oppure no. In questo momento ti senti confuso. Forse per qualcosa che hai fatto e ti senti colpevole. Vorresti chiedere scusa ma non sai come. Non sai neanche dove, perché. A che risultato si arriverebbe? Sarebbe anche unottima soluzione. Solo se fosse realmente plausibile. Immagina immaginazione immagina. Potresti anche piangere ma le lacrime dovresti conservarle. Dovresti raccoglierle in qualche vetro trasparente.

Lodore della pelle dipende dall alimentazione. Non è una questione di razza ma di spezie. Non siamo tutti uguali, non è solo una quastione di pelle, ma di odore, di profumo, di essenza.

IL GIUNCO MORMORANTE - Nina Berberova

E' armonia nelle onde marine,
nelle furiose dispute degli elementi.
Melodiosa musica, il fruscio
scorre tra i fluttuanti giunchi.
In tutto è un ordine inviolabile,
e piena consonanza è nel creato;
solo nell'illusoria libertà
ci sentiamo divisi da natura.
Di dove, come è nata la discordia?
Perché nel coro universale l'anima
non canta come il mare, e il giunco
pensante mormora, protesta?
E dalla terra alle estreme stelle
non ha risposta fino ad oggi
il clamore della voce nel deserto,
il lamento dell'anima braccata?

Fedor Tjutcev 1865

Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco "no" che sembrava irrevocabile si muta in "forse" -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. È stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; [...] Una voce ci avverte che non tutto è perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di "aspettare un poco" prima di spingerci nel baratro. [...] ognuno di noi ha la propria no man's land, in cui è totale padrone di se stesso. C'è una vita a tutti visibile, e ce n'è un'altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell'etica, una sia morale e l'altra immorale [...] In questa no man's land, dove l'uomo vive nella libertà e nel mistero, possono accadere strane cose, si possono incontrare altri esseri simili, si può leggere e capire un libro con particolare intensità, o ascoltare musica in modo anch'esso inconsueto, oppure nel silenzio e nella solitudine può nascere il pensiero che in seguito ti cambierà la vita, che porterà alla rovina o alla salvezza. Ma non bisogna credere che quest'altra vita, questa no man's land, sia la festa e tutto il resto i giorni feriali. Non per questa via passa la distinzione: solo per quella del mistero assoluto e della libertà assoluta. [...] Voglio dirvi ancora una cosa: se permettiamo a qualcuno di organizzare la nostra no man's land, alla fin fine, secondo logica, arriveranno a rinchiuderti in una lussuosa camera di un lussuoso albergo, e bruceranno i tuoi libri, e allontaneranno da te tutti quelli che ami. Basta cedere una volta - e non ci saranno più limiti, e tutto ti verrà tolto; dov'è il confine [...]? Dove saranno allora mistero e libertà?

LA FINE DELL'ALFABETO di CS Richardson

[…] Aprì il diario alla prima pagina, passò la mano sulla superficie bianca, pensò un attimo e cominciò a scrivere.

Questa è una storia improbabile. […]

Ogni pagina di questo libretto mi ha strappato una lacrima e un sorriso alternativamente.

È stata dura, deglutire a ogni rigo, ma son contenta di averlo fatto.

E poi lo sapevo a cosa andavo incontro quando, appena comprato, ho subito iniziato a leggerlo fuori dalla libreria.

Una lettura piacevole, una scrittura come piace a me.

Una dura realtà. Ma reatà.

[…] andò in bagno e fece scorrere l’acqua nella vasca. […] Un centimetro di pella d’oca dopo l’altro, Zipper si lasciò scivolare nell’acqua bollente. Vide le dita dei piedi agitarsi all’altro capo della vasca. Chiuse gli occhi quando il calore le penetrò fin nel ossa, calmando una dopo l’altra le onde del suo terrore. […]

[…] un uomo può vedere un centinaio di donne, desiderarne mille, ma sarà sempre un unico profumo ad aprirgli gli occhi e a volgerlo all’amore. E lui non ringrazierà mai abbastanza gli angeli del paradiso per avergli fatto soffiare bene il naso quel mattino. […]

alcune

E se vorrai fare attenzione comprenderai che gran parte della vita se ne vola via nel fare il male, la maggior parte nel non far nulla, tutta la vita nel disperdersi in altre cose estranee al vero senso della vita. Seneca
Io non riesco a vedere nell'AGONISMO altro fascino che la gioia del vincitore di aver umiliato gli altri, oppure quella di stimarsi qualcosa. Don Lorenzo Milani
Se la vita è un bel dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se un’azione è inutile, è buttar via un bel dono di Dio. È un peccato gravissimo, io lo chiamo bestemmia del tempo. E mi pare una cosa orribile perché il tempo è poco, quando è passato non torna. Don Lorenzo Milani
don milani ideario

(Fernando Pessoa)

La più vile di tutte le necessità: quella della confidenza, quella della confessione. E' la necessità dell'anima di esternarsi. Confessa pure, ma confessa ciò che non senti.Libera pure la tua anima dal peso dei tuoi segreti raccontandoli; ma meglio sarebbe se il segreto che racconti non lo avessi mai raccontato. Mentisci a te stesso prima di raccontare quella verità. Esprimersi è sempre sbagliare. Fai in modo che esprimere significhi mentire.