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Io so e ho le prove Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove
prendono l’odore. L’odore dell’affermazione e della vittoria. Io so
cosa trasuda il profitto. Io so. E La verità della parola non fa
prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve
trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa,
guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non
ritrattano. Nessuno si pente. Io so e ho le prove. Io so dove le pagine
dei manuali d’economia si dileguano mutando i loro frattali in materia,
cose, ferro, tempo e contratti. Io so. E lo sanno le
mie prove. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in
buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in
inaccessibili paesini di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati
dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali,
riprese con le iridi, raccontate con la parole e temprate con le
emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo,
e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra:
“è falso” all’orecchio di ascolta le cantilene a rima baciata dei
meccanismi di potere. La verità è parziale, infondo se fosse riducibile
a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi
racconto. Di queste verità. Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos
Caschi, passamontagna e bastoni. E quando passa Cossiga un anziano docente urla: "Contento ora?" Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti di CURZIO MALTESE Gli scontri di ieri a Roma AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi. Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove. Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse. Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire". Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto". Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì". È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati". Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra. Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae. A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo". (30 ottobre 2008) Discussione su Javier Marias sull'Italia
Citazione da Osvaldo
Discussione su Per chi vota la mafia??Citazione da lolilith Per chi vota la mafia di Peter Gomez L'amico del killer che uccise Falcone, i notabili sotto processo o assolti per cavilli, i parenti stretti dei padrini. Tutti i nomi nelle liste di Udc, Pdl e Pd. Ecco il peso dei boss nelle elezioni
leggi il seguito qui e poi uno non ci rinuncia... GRAZIE MINISTEROSapete cosa vuol dire da domani, Mercoledì 5 Marzo, rassegnare le proprie dimissioni?
Vuol dire che se poco poco sei pigro, o non convinto, o non hai tempo, o sei non proprio aggiornato coi tempi informatici etc...
ecco vuol dire che CI RINUNCI
Ma dico io quel cacchio di ministero proprio da domani doveva mettere su tutto sto po po di roba da compilare, recarsi, inviare, protocollare e non so quali altri stracavoli PER DARE LE DIMISSIONI VOLONTARIE????????????????????
Ma chi è che si diverte con la mia bambolina vudù
ditemi chi è?
Se porpiro non mi dite chi è
ditemi a chi mi posso rivolgere per farmi dare una mano in una cosa che fino ad oggi era semplicissima e indolore.
Nico'.. ovviamente è nutile che mi invii quella scansione... stralci di Giudizio Universale[...] "Io duro perchè faccio. Non è che faccio perchè duro". Il 2007 si è chiuso con questa dichiarazione di Romano Prodi. [...] In questi decenni lo slogan si è trasformato da strumento della comunicazione orale utilizzato dal popolo in spot. [...] Ai tempi del Quarto potere forse si pensava ancora che i gestori della comunicazione di massa potevano decidere se far votare un candidato piuttosto che un altro. Oggi sappiamo che un potente ufficio stampa forse non riesce a convincere gli italiani a far eleggere Berlusconi o Prodi, ma sicuramente può costringerli a pensare a loro come alla signora Luisa che non pulisce il water. [...] Ascanio Celestini
[...] Il nostro paese è quel che è noi siamo quel che siamo: anche aspettando, valutando e recensendo una legge elettorale bisogna avere la serenità di accettare quello che non si può cambiare, il coraggio di cambiare quel che si può e la saggezza di distinguere la differenza. La terza è la più difficile. Mino Fuccillo
[...] Noi il partito lo chiamiamo democratico, e tu? Delle libertà. Anche se viene tirata in ballo continuamente, è difficile dire se alla gente veramente importa delle democrazia. In compenso abbiamo imparato che non si esporta. Remo Bassetti
Ma quello che mi lascia più perplessa e su cui non la smetto di riflettere è quello che pensa Robert Dahl:
mentre nella democrazia degli antichi prevale il concetto di uguaglianza, in quella dei moderni prevale l'idea di libertà
io non smetto di pensarci.. è così sottile la differenza.. ma..
E voi che dite? "Io, assessore frikkettone al potere"Provincia, il folkabbestia Losito responsabile della Cultura
Un frikkettone al potere: il violinista dei Folkabbestia Fabio arrepetiscion Losito, 31 anni, da ieri pomeriggio è il nuovo assessore alla Cultura dell´amministrazione provinciale: «Provo un´emozione indescrivibile». Il presidente Enzo Divella lo nomina e gli fa «i migliori auguri». Nicola Fratoianni, segretario del Prc, dopo un tira e molla che andava avanti da quarantott´ore riesce a convincere l´industriale della pasta: «Siamo soddisfatti. E´ una buona proposta e una bella cosa». Losito, che festeggia a tutta birra con i Folkabbestia & C. la nomination, assicura: «Giacca e cravatta? Non ho problemi». E puntualizza: «Sarà difficile, piuttosto, che mi tagli i capelli, come mi ha suggerito il presidente: non lo faccio da quindici anni. Comunque non sono qui per dimostrare di essere un fenomeno estetico. C´è qualcosa di più importante a cui pensare». Cioè? «Fare rete». Prego? «Mettere insieme energie: economiche e professionali. Il mondo di cui dovrò occuparmi, un patrimonio inestimabile, è come se vivesse in stanze separate ed eternamente in lotta per la sopravvivenza». pena di mortePuò una pallottola sparata in cielo colpire qualcuno in una automobile? Ciao GABBODJ Discussione su liberi di informarci: I NOSTRI BLog STANNO PER CHIUDERELa cosa è seria. Tra un po' potreste dover rinunciare al 99% di informazione alternativa che vi giunge attraverso Internet. Il governo, lo scorso agosto ha varato un disegno di legge sull'editoria. Nel silenzio generale, esso è stato approvato formalmente dal Consiglio dei Ministri n. 69 del 12 ottobre 2007. Si chiama Legge Levi-Prodi, che praticamente cancella l'articolo 21 della Costituzione! La norma prevede l'iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione a tutti coloro che operano nel campo dell'informazione, sia editoriale e non, sia profit e non, sia professionale e non. Questo significa che chiunque apra anche un semplice blog deve sottoporsi ad una trafila di carte e bolli, la legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. Come scrive Beppe Grillo sul suo blog: "La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura." Vi invito ad approfondire leggendo qui. E, se volete fare di più, scrivete anche una mail a Riccardo Levi, autore della legge, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'editoria. Prada per noi peccatori di Maria Camilla Mayr Abiti di Gattinoni, scarpe della griffe di Luna Rossa. Non è solo un fatto di lusso: Ratzinger con i suoi vestiti firmati vuole darci un messaggio. Non proprio francescano Questa volta prima di esercitare il nostro giudizio universale cercheremo di capire. Troppo scontato prendere a ombrellate gli abiti che la maison Gattinoni ha regalato al Papa proprio in occasione della visita alla tomba di San Francesco. Talmente facile la tentazione moralistica che facciamo un passo indietro e cerchiamo di dare un senso a un gesto dal valore così fortemente simbolico. In primo luogo non può tacersi il valore rivoluzionario di un'altra scelta stilistica di Benedetto XVI: da parecchi mesi ormai infatti il Papa indossa un paio di pregiatissimi mocassini rossi firmati Prada. Se "l'umile servo della vigna del Signore" si aggira così lussuosamente calzato vuol dire che almeno un mercante nel tempio è riuscito a entrare, e anche a vendere. Ed ecco che parte dal soglio Pontificio un piccolo schiaffo per quanti confidavano nell'aiuto della Chiesa nella guerra contro la dittatura dei consumi. Ancora turbati per la nuova lettura evangelica che ci viene proposta (e che speriamo possa essere confinata a "i mercanti portano lavoro e pertanto vanno gratificati") riceviamo la notizia dei nuovi abiti papali firmati Gattinoni: due casule, due camici, una stola e la mitra confezionati con velluto rosso e ricami a filo d'oro. Che il Papa - per la prima volta nella storia dei successori di Pietro - abbia le vesti sfarzosamente griffate lo si è appreso nello stesso giorno in cui era atteso ad Assisi dai frati dell'ordine francescano. E lo schiaffetto qui diventa una sberla a chi sceglie di spogliarsi di tutti gli averi per servire il prossimo. Improvvisamente ci torna in mente che quando il suo predecessore nel 1986 aveva riunito ad Assisi i leader di tutte le grandi religioni del mondo, l'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger aveva espresso più di una riserva per il pericoloso sincretismo che si adombrava. E' allora evidente che vestirsi di oro e velluti sulla tomba di san Francesco (quello che ha detto: "che i frati vadano per il mondo come pellegrini, servendo al Signore in povertà e umiltà, vadano per l'elemosina con fiducia") equivale a un'enciclica. E quando ormai stremati per lo sforzo esegetico cerchiamo riparo in una chiesa in cerca di conforto, l'instancabile Benedetto XVI emana un motu proprio con il quale reintroduce la messa in latino, in disuso dal 1969. Dove la peculiarità non è solo quella della lingua, il latino appunto, ma che il prete reciti la messa con le spalle ai fedeli. E improvvisamente tutto torna: le babbucce di Prada, gli abiti di uno stilista, la messa preconciliare non sono casuali: non sarà questo un Pontificato di conforto e di parole, e quando ci saranno queste parole saranno incomprensibili ai più, lontane dalle pene e dagli affanni di tutti, come lontani sono i vestiti in oro e velluti da quelli che noi portiamo tutti i giorni. Chissà se da Gattinoni hanno dimenticato di ricamare il "pallio" che simboleggia l'incarico di pastore del gregge che Cristo gli ha affidato. GLI ABITI FIRMATI DEL PAPA> Benedetto XVI: "Io sono un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore" > San Francesco: "Il Signore si è fatto povero per noi in questo mondo" > Guillermo Mariotto (stilista di Gattinoni): "Dovevo riuscire a rappresentare la nobiltà, la regalità del Pontefice, la solennità di un momento particolare, ispirandomi al contempo alle regole di povertà e umiltà di San Francesco" > Dal Vangelo secondo Luca (16, 19-31): "C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe" Discussione su Michele cento lire che da Wikipedia hanno cancellato!Citazione da Anto(neLLo)
myspace.. ero registrata da tempo e ora ho notato questo messaggio.. che schifo mondo
E io ovviamente gli ho risposto che assolutamente non è mio interesse.. e poi l'ho bloccato come utente.. mamma mia.. non ho parole..
Con bondage (in inglese schiavitù, soggezione) si indicano un insieme di attività sessuali basate sulle costrizioni fisiche realizzate con legature, corsetti, cappucci, bavagli o più in generale sull'impedimento consenziente alla libertà fisica, di muoversi, di vedere, di parlare, di sentire. Oscar, il gatto che sente la morte arrivare
Discussione su L'ultimo cinema di Baghdad
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